Sogni premonitori di eventi futuri


Sognare vicende legate alla guerra

Sogni di eventi futuri che si verificano in luoghi sconosciuti non sono insoliti, soprattutto quando al momento del sogno non ci sono sentori di quello che potrebbe accadere. In altre pagine ho già parlato di chiaroveggenza legata alla Prima Guerra Mondiale riferendo sogni e visioni in prossimità del suo verificarsi e facendo valutazioni sulla loro natura paranormale. Infatti chi all’inizio del 1900 era attento alle vicende politiche del tempo facilmente avrebbe potuto ipotizzare la possibilità di un conflitto. E non sarebbe stato inconsueto che avrebbe potuto manifestare questa consapevolezza attraverso sogni di eventi collegati ad esso.
Tuttavia è difficile giustificare con questa semplice spiegazione tutti i sogni, le visioni o le sensazioni che hanno avuto come tema o sfondo un evento bellico a causa di particolari che al momento del fenomeno non erano né conosciuti né esistenti. Un esempio di ciò è il racconto che un certo Alfred Saurel fece a Camille Flammarion (1842-1925).

camille_flammarion-02-149Quest’ultimo era un astronomo noto per la sua attività di buon divulgatore delle conoscenze scientifiche del suo tempo, e interessato anche ai fenomeni paranormali e alla medianità. Di ricerca psichica ha parlato in alcuni libri, in uno dei quali, La morte e il suo mistero, oltre ad eventi in prossimità della morte ha riferito casi di chiaroveggenza.
Uno di questi, appunto, riguarda Alfred Saurel. L’uomo riferì a Flammarion un sogno da lui fatto in cui si trovava in un luogo sconosciuto e in una situazione particolare. Al suo risveglio lo aveva raccontato alla moglie e successivamente al padre, che confermarono le sue parole quando otto anni dopo ne diede testimonianza scritta a Flammarion.
Ecco ciò che Alfred riferì, seguito da alcune mie considerazioni.

1364617-paesaggio-rurale-con-colline-e-le-montagne-nella-parte-orientale-della-francia-328Nel 1911 mi trovai, in sogno, in una località per me nuova, in un paese che sentivo essermi ignoto.
Sopra un piccolo luogo elevato, dalle molli curve coperte di freschi prati, vedevo un grande fabbricato di aspetto medioevale, metà signorile, metà fattoria fortificata. Grandi muri circondavano la costruzione con la loro cintura ininterrotta e levigata dai venti. Quattro massicce torri, poco elevate, fiancheggiavano gli angoli.
Innanzi alla porta principale e nel prato scorreva un bel ruscello con acque limpide e murmureggianti. Degli uomini, anzi dei soldati, vi attingevano acqua. Altri accendevano fuochi non lontani da fasci di fucili disposti lungo le muraglie. Detti uomini erano vestiti di una strana uniforme di un azzurro pallido, a me sconosciuta, e portavano un casco che mi sembrava di forma curiosa.

Vedevo me stesso in uniforme di ufficiale e che davo ordini per l’accantonamento. Per uno di quei fenomeni che molti hanno provato, mentre ero intento a quelle occupazioni, pensai: «Che buffa situazione! Perché mi trovo qui e in questo costume?»
Avendomi il sogno lasciato, al risveglio, un’impressione netta e precisa, non tralasciai di pensare alla stranezza dell’assenza di quei dettagli incoerenti e ridicoli che popolano il nostro sognare e dell’apparenza di armonia e di logica nell’assurdo – perché assurda mi appariva la mia situazione di ufficiale di quell’esercito sconosciuto.
Nella giornata parlai ai parenti del sogno e dei soldati azzurri che l’animavano. Poi non vi pensai più.

van-gogh-camp-de-ble-238Ora, la guerra, che sconvolse tante esistenze, fece di me, dopo una serie di peripezie, un tenente di fanteria. Il mio reggimento si trovava, nel 1918, in riposo, in terza linea, nell’Aube. Vi conducevo le mie reclute della classe 1899.
Dalle prime ore del mattino il battaglione marciava. Il caldo, che scoloriva il tenero verde delle alte piante di segala, si faceva duramente sentire dai miei poveri soldatini. La nuvola di polvere sollevata sulla strada dalle migliaia di piedi appesantiti, non mi permetteva di vedere dove eravamo. Ricevetti l’ordine di fare grand-alt sotto i muri del "castello" che si trovava, mi disse il furiere, a duecento metri sulla destra. Dopo aver dato istruzioni ai capisezione, andai a raggiungere il capo del battaglione.

Pochi minuti dopo ritrovai la mia compagnia nei pressi di un viale di pioppi che mi nascondeva il castello. Il panorama che m apparve, dopo l’ultimo albero interposto, mi colpì immediatamente. Era il prato in dolce pendio, tutto cosparso dei fiori che giugno fa sorgere ovunque; i muri e le torri, tutto era esattamente simile a quello che avevo visto, sette anni prima, nel mio sogno. Mancava, però, il ruscello e la porta monumentale. Mentre constatavo tale diversità tra il sogno e la realtà, un aiutante venne a domandarmi “«dove la corvée doveva andare ad attingere acqua». «Ma al ruscello», io risposi ridendo. Il sottufficiale mi guardò meravigliato e io aggiunsi: «Sì, se non è da questo lato, è certo dall’altra parte del fabbricato. Venite con me».

french-hills-ii-1345354-300Girata la torre dell’angolo nord, io vidi, senza sorpresa, il gaio ruscello che scorreva fra le pietre coperte di muschio e, verso la metà del muro, il portone come io lo avevo visto, in sogno, coi suoi pilastri di vecchi mattoni. I due reparti di testa avevano già risolto il problema dell’acqua, i fasci erano già formati ai piedi delle muraglie, alla cui ombra parecchi uomini già gustavano il riposo tanto desiderato.
Il quadro così costituito era quello del sogno del 1911. Nulla di sensazionale doveva verificarsi in quei luoghi; il sogno quindi non aveva costituito che una visione che colpiva me nel futuro, mostrandomi specialmente la futura mia situazione di ufficiale, impossibile ad essere congetturata nel 1911.

Tutto di questo sogno premonitore è interessante. Prima di tutto i particolari del luogo in cui Alfred si sarebbe trovato otto anni dopo non per sua volontà ma per circostanze contingenti, e a lui non noto. Certo, si potrebbe obiettare che la descrizione scritta è stata fatta a posteriori e può essere dovuta a “falsi ricordi” o a sovrapposizione tra ricordo e realtà, ma si devono considerare altri fattori.
Uno è l’osservazione sull’uniforme, che a lui – al momento del sogno – era sconosciuta.
All’entrata in guerra, l’esercito francese, come quello di altri paesi, era dotato di un’uniforme di foggia ottocentesca non molto utile dal punto di vista pratico né mimetico. L’esercito, infatti, era dotato di giacca blu e pantaloni rossi. Soltanto nel 1915 sostituì questo abbigliamento con un’uniforme azzurro pallido (v. Nota), così come sostituì il chepì, copricapo non adatto a difenderli dalle schegge delle armi da fuoco, con un elmo più adeguato. Nel 1911 tutto questo non c’era né era previsto. Così come non lo era il ruolo di Alfred nell’esercito, come dichiara alla fine della sua testimonianza.

Anche di questi particolari si potrebbe dire che non indicano la paranormalità del sogno, soprattutto perché trascritti molto dopo il suo verificarsi. Così come si potrebbe dubitare della conferma dei fatti da parte della moglie e del padre di Alfred e della sua dichiarazione.
Certo tutto è possibile, tuttavia voglio sottolineare quanto egli afferma, e cioè «Avendomi il sogno lasciato, al risveglio, un’impressione netta e precisa, non tralasciai di pensare alla stranezza dell’assenza di quei dettagli incoerenti e ridicoli che popolano il nostro sognare e dell’apparenza di armonia e di logica nell’assurdo – perché assurda mi appariva la mia situazione di ufficiale di quell’esercito sconosciuto».

Faccio notare che l’impressione netta e precisa è proprio una caratteristica dei sogni premonitori, e posso dirlo a ragion veduta, in quanto tra i miei sogni quelli (pochi) che riguardavano eventi futuri hanno lasciato in me una forte impressione. Inoltre, proprio la banalità della situazione, come una sosta di riposo in un luogo qualunque (certo all’interno di un evento eccezionale come la guerra), e quella dei particolari evidenziati, dovrebbe far riflettere. Anche se questo non è lo spazio adatto per una disanima particolareggiata del caso e dei sogni premonitori in generale, voglio far osservare che quando si valutano più casi con elementi non prevedibili al momento del sogno, non si può non pensare che i cosiddetti sogni premonitori siano davvero una realtà.

uniformi-francesiNota – «L’uniforme francese si componeva di un chepì semi-rigido con visiera in cuoio, blu, filettato in giallo per i cacciatori a piedi, rosso e blu per la fanteria di linea. In caso di pioggia era prevista l’applicazione di un apposito telino blu sul chepì rosso. La giacca, detta Vareuse, era blu ad un petto e con il collo alto, i calzoni potevano essere rosso acceso per la fanteria di linea o blu, filettati in giallo, per i cacciatori. Il cappotto, blu, era a doppio petto, a collo alto, con due file di luccicanti bottoni in ottone. Durante la marcia le falde del cappotto venivano rialzate e fissate a due apposite asole poste sui fianchi, permettendo così una maggiore comodità di movimenti, ma mettendo in mostra i larghi calzoni rossi che attiravano l’attenzione dei tiratori tedeschi. Infatti, non appena i fanti francesi ebbero il loro battesimo del fuoco abbandonarono i calzoni rossi per indossarne di blu, prima ancora che le autorità militari ideassero una nuova uniforme. Soltanto nell’aprile del 1915, dopo otto mesi di conflitto, iniziò ad essere distribuita l’uniforme in tessuto azzurrino smorto, bleu horizon, che migliorò nettamente le caratteristiche mimetiche della tenuta da combattimento. […] Complessa e laboriosa fu anche la sostituzione del chepì di panno che non offriva alcuna protezione al capo. [Alla fine fu prodotto] un elmo simile a quello tradizionalmente indossato dai dragoni, realizzato però in acciaio, anziché in cuoio, con un peso superiore agli 850 grammi», che fu adottato sempre nel 1915 e utilizzato anche dagli eserciti di altri paesi.
Roberto Poggio: Elmi chiodati e calzoni rossi

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Glossario

Chiaroveggenza e guerra

Per approfondire

Camille Flammarion: La morte e il suo mistero, vol. I, ed. Sonzogno 1937, pag. 223 (caso di Saurel pagg. 164-166)

Green Celia: Sogni lucidi, Mediterranee 1998

LaBerge Stephen: Sogni coscienti, Armenia, 1988

LaBerge Stephen and Rheigold Howard: Exploring the World of Lucid Dreaming, Ballantine Book 1990

McElroy Mark: Sogni lucidi, Macroedizioni, 2008

Wallace Allan: Sogni lucidi, Amrita, 2014

Lucidity Institute

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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2 Comments

  1. Fabrizio Bianucci

    Molto molto interessante e questo tuo post giunge a proposito: proprio la notte scorsa ho fatto un sogno lucido abbastanza spaventoso di cui ti parlerò, e tu oggi mi parli di sogni premonitori, che strano! Te ne parlerò il 24/25 pv a Milano tra una chiacchiera e una m.a.p. x l’eventotogether.

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