Poltergeist e… i “sassi volanti”


Sassi lanciati da "mani invisibili"

Oggetti che volano (sassi, utensili ed altro) spesso sono al centro del poltergeist (v.), un fenomeno dalle molte caratteristiche. Una di queste è, appunto, la caduta, il lancio o lo spostamento di oggetti, talvolta già sul luogo, altre volte no.
Il poltergeist, come tutti i fenomeni paranormali, è testimoniato in tutte le culture e, anche se individuato con nomi diversi, è attribuito all’azione di spiriti non sempre benevoli. Per questo motivo il più delle volte si ricorre ad una figura religiosa per liberare i luoghi, o le persone, dalle presunte azioni degli spiriti.

sassi-01-200Gli elementi che lo caratterizzano lo accomunano ad un altro fenomeno attribuito all’intervento di spiriti, quello dell’infestazione. Tuttavia si distingue da questo per due fattori: la durata e la localizzazione. Il secondo perdura nel tempo e si svolge in un luogo ben determinato e non è legato ad alcuna persona. Il primo, invece, si esaurisce in un tempo limitato, anche se in alcuni casi è continuato per qualche anno e non ore o settimane. Non dipende dal luogo in cui si verifica, ma da una figura che viene definita focale, allontanata la quale il fenomeno si esaurisce. Entrambi sono caratterizzati da diverse manifestazioni, alcune comuni – come rumori o suoni -, altre no – come apparizioni, per l’infestazione, o lanci di oggetti per il poltergeist.

Per quanto riguarda quest’ultimo fenomeno, gli oggetti – di qualunque peso e dimensione – possono cadere dall’alto in luoghi chiusi, con soffitti integri e in cui non è possibile alcun intervento umano, oppure essere lanciati dall’esterno verso l’interno, o viceversa, da "mani" ignote. Secondo le testimonianze, seguono traiettorie non sono casuali, e spesso "impossibili", e sono si dirigono verso determinati bersagli. Spesso dopo aver compiuto una traiettoria parabolica o orizzontale cadono perpendicolarmente, pur senza aver incontrato ostacoli. Al tatto, poi, risultano caldi. Il più delle volte, pur colpendo le persone non provocano danni fisici. Il loro moto è veloce, ma capita che rallentino in modo imprevedibile e netto, come se si fosse esaurita improvvisamente tutta l’energia di cui sono dotati.

frammenti di meteorite

frammenti di meteorite

Per meglio capire il fenomeno porto ad esempio tre casi che riguardano proprio il lancio di sassi in o verso luoghi chiusi. Infatti c’è chi potrebbe affermare che, oltre ad essere un’azione fraudolenta, potrebbero essere frammenti di corpi celesti venuti a contatto con l’atmosfera. Ciò non spiegherebbe il lancio verso l’interno di edifici perché i frammenti, grazie alla forza di gravità, non potrebbero mai deviare dalla loro traiettoria per entrare da una porta o da una finestra.
Il primo caso è testimoniato da un certo W.G. Grottendieck, membro della Society for Psychical Research, al cui Journal ne riferì. Si potrebbe pensare anche qui a frammenti meteorici, ma le parole dell’uomo smentirebbero questa ipotesi, perché «tentando di coglierle al volo, l’impresa risultò impossibile, poiché pareva che le pietre deviassero in aria non appena scattavo per afferrarle». Ma ecco il racconto dell’uomo.

Pietre che cadono in Malesia

jungle-302Nel settembre del 1903, mi accadde di assistere a un fenomeno anormale, che ho potuto osservare con la massima accuratezza in ogni particolare. Avevo compiuto la traversata delle giungle di Palembang e Djambi (Sumatra), con una scorta di 50 indigeni giavanesi, a scopo di esplorazione; e tornando al punto di partenza, trovai l’abituale mia residenza occupata; per cui dovetti trasportare il mio sacco-letto in altro casolare non ancora ultimato, costruito con pali tra di loro aderenti, e coperto con grandi foglie disseccate e sovrapposte di kadjang. Il casolare era situato assai lontano dall’altra residenza, che apparteneva alla Compagnia degli Olii, al cui servizio io mi trovavo.

Distesi il sacco-letto sul pavimento di legno, disposi intorno la zanzariera, e presto mi addormentai. Verso l’una antimeridiana, mi risvegliai sonnacchioso al rumore di un oggetto caduto presso il mio guanciale, al di fuori della zanzariera. Due minuti dopo ero completamente sveglio, e mi guardavo attorno per verificare che cosa continuasse a piombare dall’alto; e scorsi delle pietruzze nere, lunghe due centimetri circa. Mi alzai, tolsi la lampada deposta ai piedi del letto, e ponendomi in guardia scopersi che le pietre giungevano dal soffitto descrivendo una curva parabolica, e cadendo vicino al mio guanciale.

cajan-02-con-testo-267Mi recai nell’altra camera a svegliare il ragazzo malese che avevo con me, ordinandogli di uscire a ispezionare la giungla intorno al casolare; e mentre lo faceva, io lo aiutavo nella ricerca illuminando il fogliame con una lampada elettrica. Nel frattempo le pietre non avevano cessato di cadere all’interno. Quando il ragazzo fu di ritorno, lo mandai di guardia in cucina, e per meglio sorvegliare la caduta delle pietre, io mi posi in ginocchio accanto al guanciale, tentando di coglierle al volo; ma l’impresa risultò impossibile, poiché pareva che le pietre deviassero in aria non appena scattavo per afferrarle. Allora mi arrampicai sopra lo steccato che divideva la mia camera con quella del ragazzo, ed esaminando il soffitto dal quale provenivano, mi accertai che sbucavano attraverso lo strato di foglie di kadjang, il quale non era per nulla bucato. Ritentai la prova di coglierle al varco in quel punto, ma sempre inutilmente.

Quando discesi, entrò il ragazzo per dirmi che in cucina non c’era nessuno. Io però ero convinto che in qualche parte dovesse nascondersi un mistificatore, e, armatomi del fucile Mauser, sparai cinque colpi dalla finestra verso la giungla, ottenendo lo scopo contrario, poiché all’interno del casolare cominciarono a piovere con più frequenza le pietre.
Ottenni però di risvegliare completamente il ragazzo, che prima degli spari appariva tardo e sonnecchiante. Senonché, appena vide cadere le pietre, gridò che chi le lanciava era il demonio, e fu preso da tale spavento che se ne fuggì di corsa attraverso la giungla, nel cuore della notte. Appena egli scomparve, cessò la sassaiuola; ma il ragazzo non tornò più e lo perdetti per sempre. Le pietre non presentavano in sé nulla di particolare, salvo che a toccarle risultavano calde più del normale.

tetto-foglie-283Quando spuntò il giorno, le ritrovai sul pavimento e scorsi sotto la finestra le cinque cartucce che avevo sparato. Volli riesaminare il soffitto nel punto in cui la sassaiuola era scaturita, ma nulla scopersi, neanche l’ombra di una screpolatura nello strato di foglie kadjang. Nel breve tempo in cui durò il fenomeno, erano cadute da 18 a 22 pietre. Me ne posi in tasca alcune, e le serbai per lungo tempo; ma nell’ultimo viaggio andarono smarrite. Sulle prime io ritenni potesse trattarsi di pietre meteoriche, visto che al contatto risultavano assai calde, ma in tal caso, come darsi ragione del fatto che attraversavano il soffitto senza bucarlo?
In conclusione: il peggio che a me toccò per l’avventura, fu che con la fuga del ragazzo fui costretto a preparare da me la colazione, e a rinunciare al pane abbrustolito e all’abituale tazza di caffè.

In seguito alla pubblicazione di questo resoconto, l’uomo, rispondendo alle domande di alcuni membri della Società inglese, fece alcune precisazioni.

capanna-giungla-356Io mi trovavo solo col ragazzo nel casolare, che era completamente circondato dalla giungla.
Dal punto di vista della frode, il ragazzo è fuori questione, tenuto conto che quando mi piegai su di lui per risvegliarlo (egli dormiva sul pavimento vicino alla porta), caddero due pietre, l’una dopo l’altra, ed io le vidi e le sentii cadere, poiché la porta era aperta.
Le pietre cadevano con rimarchevole lentezza; per cui, anche a supporre la frode, rimarrebbe qualche cosa di misterioso da spiegare. Si sarebbe detto che s’indugiassero in aria, descrivendo una curva parabolica e colpendo il suolo con forza. Ed anche il rumore che producevano era anormale, perché troppo forte in rapporto alla lentezza della caduta.
Dissi che il ragazzo mi era apparso sonnecchiante fino al momento in cui gli spari lo risvegliarono, e tali sue condizioni si indovinano dai movimenti improntati a una lentezza anormale. Si era alzato, era entrato nella giungla, ed era tornato, comportandosi in maniera straordinariamente tarda. E la lentezza dei suoi atti aveva in me prodotto l’identica strana impressione già riportata per la lentezza con cui cadevano le pietre.

Il secondo e il terzo esempio sono tratti dalla cronaca di due quotidiani e citati in un articolo della Rivista di Studi Psichici senza firma, ma probabilmente scritto da Cesare Baudi De Vesme, che ne aveva da poco assunto la direzione. In entrambi i casi i testimoni sono stati numerosi e anche le Autorità locali sono state coinvolte.

Sassaiola a Firenze

La sassaiola di Firenze è stata descritta in un articolo di «un giornale locale, La Nazione (16 Settembre)» da cui si evince che è accaduta nel mese precedente la sua pubblicazione e precisamente domenica 11 settembre 1898.

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v80), quality = 80Presso Giogoli, nel comune di Casellina e Torri, sopra un’amena collina, è situata la villa De Rossi, di proprietà del marchese Farinola. È un vasto fabbricato, che si compone di una cinquantina di vani, abitato attualmente da otto suore, di ordine ignoto, che vivono di elemosina e che danno ricovero a circa quaranta bambine orfane e prive di ogni sostegno.
Intorno alla villa sorgono due abitazioni coloniche e la cappella del convento; un’altra casa di contadini è un po’ più distante. Abitano in queste case le famiglie dei coloni Giani, Seta e Vogi; in tutto una quindicina di individui, comprese le donne e i bambini.
E veniamo ora al fenomeno.

Da domenica scorsa una vera tempesta di sassi si è scatenata contro i tetti, contro le finestre, contro le porte, contro tutto e contro tutti; senza che sia possibile verificare la provenienza dei sassi. Lo strano è questo, che i sassi cadono perfino nelle stanze interne, che non hanno alcuna diretta comunicazione con l’esterno.
La sassaiola comincia circa le sei del mattino e dura nientemeno che tutto il santo giorno, con una ripresa intensiva verso le undici della sera, ora in cui, come nei fuochi d’artificio, succede il movimento finale. La gragnuola allora par che si sia lanciata da una quantità di mitragliere misteriose.
A mezzanotte e mezzo, o al più tardi verso il tocco, lo strano bombardamento si arresta.
Meno i vetri delle stanze ove dimorano le monache, tutti quelli delle altre finestre sono andati in frantumi. Il male è che non soltanto i vetri sono stati le vittime degli strani proiettili: anche gli abitanti del luogo e i curiosi accorsi sono rimasti colpiti. […]

toscana-320È inutile dire che gli abitanti del luogo sono invasi da uno spavento straordinario. Nessuno dorme più in casa, per paura dei colpi che si odono sui tetti; si sono collocati dei materassi in una specie di cortile coperto, e situato dalla parte opposta al bersaglio dei sassi.
Si fanno le più strane congetture.
Intanto le Autorità hanno preso severe misure. Da domenica scorsa è attivato uno stretto servizio di sorveglianza, disimpegnato da 3 carabinieri, che si danno il cambio, sotto la direzione del brigadiere comandante la stazione di Scandicci, signor Vincenzo Mugnaini. […]
L’autorità ritiene che l’autore dello scherzo, di cattivo genere del resto, abbia pensato meglio di eclissarsi per non cadere… alle Murate.

Nota 1Casellina e Torri nel 1929 ha assunto il nome di Scandicci da una sua borgata sorta alla fine del 1800. A Firenze nel complesso delle Murate c’è un ex convento quattrocentesco che per un periodo è stato adibito a carcere.

Come in Malesia, causa del poltergeist sembra essere stato un ragazzo e, come riferisce l’articolo, le Autorità «mandarono via un ragazzo pecoraro, addetto alla fattoria, accusato, non so bene se d’essere medium, ovvero di essere proprio lui, che, dalle 6 del mattino fino alle 24, scagliava quelle grosse pietre del peso di 3 chilogrammi, che un uomo adulto e forte potrebbe far volare a pochi metri di distanza, e che parevano "lanciate da una quantità di mitragliere misteriose"». In seguito, lo stesso proprietario della villa scrisse a La Nazione: «tutto si riduce a uno scherzo di cattivo genere di qualche ignoto».
L’articolo della Rivista di Studi Psichici, prosegue con il commento che ne ha fatto Luigi Arnaldo Vassallo, noto anche con lo pseudonimo di Gandolin, allora direttore del Secolo XIX di Genova. Questi era interessato alla ricerca psichica e membro della società Minerva fondata da Ernesto Bozzano e altri genovesi con l’intento di studiare i fenomeni psichici, ed in particolare quelli legati alla medianità, da un punto di vista scientifico. Ecco le sue parole sul caso di Giogoli pubblicate nel quotidiano genovese il 18 settembre 1898:

Un collega, il quale crede soltanto alle cose naturali o palpabili, dopo avere avvertito che, passati tanti giorni, i fenomeni sono cessati, conchiude argutamente: «L’autorità ritiene che l’autore dello scherzo, di cattivo genere del resto, abbia pensato meglio di eclissarsi, per non cadere alle … Murate».
Non intendo affatto amareggiare il cortese collega, né la competente autorità, ma mi permetto di osservare che simile spiegazione, per quanto possa esser vera, per il momento non spiega nulla.
Ma dove mai si può trovare un individuo così scherzoso, da tirar sassi una settimana, dall’alba fino a mezzanotte? E come mai può rendersi totalmente invisibile in una piccola zona di terra, piena di gente e perlustrata, palmo per palmo, dai carabinieri? Gli è questo, che bisognerebbe spiegare: poiché la logica osserva che la spiegazione tanto naturale data dall’autorità, manca purtroppo di naturalezza.
Si può capire, mettiamo, che un malinconico burlone, nascosto in cima al campanile delle Vigne, possa riuscire a mistificar la gente, scagliando proiettili ora a nord, ora a sud, in quell’oscuro labirinto di viuzze che serpeggia intorno, ma che si possa compiere un’impresa simile da una tinaia, in pieno giorno, in aperta campagna, coi villici in agguato, coi carabinieri in moto e i cronisti alle vedette, a dirla schietta mi pare un’ impresa punto divertente e molto straordinaria…

Lancio di sassi a Genova

Dopo le sue osservazioni sui fatti di Firenze, Vassallo prosegue raccontando un caso di poltergeist verificatosi a Genova in cui la presunta colpevole ha avuto un destino diverso da quello dei ragazzi dei due casi precedenti.

carta-portoria-1916-238Un fenomeno della stessa natura, sebbene in proporzioni più limitate, accadde a Genova, nello storico sestiere di Portoria, sulla metà del maggio 1865, nella casa numero 8, nel vicolo Agugliotti, che è presso la salita di Piccapietra.
In quel tugurio piuttosto lurido, stava una donna che lavorava di cucito, in genere di calzoleria, aiutata, nel suo mestiere, da due ragazze, una delle quali, tredicenne, si chiamava Maddalena Rimassa, la cui presenza pare provocasse i misteriosi fenomeni, che cominciarono la mattina del 18 maggio e finirono il 20, quando, per calmare il fermento straordinario del popolo, fu allontanata la Rimassa, prima ricoverandola per tre giorni a Pammatone (Nota 2) e sottoponendola a osservazioni da cui risultò non essere in lei nulla d’anormale, poi inviandola a Savona, presso i suoi parenti, dove forse, ora, donna matura, vive tuttavia.
Desumo i ragguagli dei fenomeni da certe lettere interessanti del dottor Pietro Gatti, il quale seguì con diligenza lo svolgersi di quei fatti anche essi inesplicabili.

dscn1611-contesto-225La mattina dunque del 18 maggio, mentre la Rimassa e la sua compagna stavano agucchiando come il solito, dei proiettili furono scagliati contro la finestra della saletta d’ingresso e penetrarono nell’abituro. Le ragazze, supponendo un brutto scherzo, corsero alla finestra e, sebbene non vedessero nessuno, si diedero a inveire contro il vicinato. Da quel momento, cominciò una sassaiuola continua che durò l’intera giornata, fracassando tutti i vetri della finestra. II popolo di Portoria, impressionatissimo di quella gragnuola di nuovo conio, gremiva il vicolo degli Agugliotti e le adiacenze, facendo i più singolari commenti.
II questore Verga mandò tosto sul luogo una numerosa squadra di agenti, in uniforme e in borghese. Dalla finestre e sin dai tetti delle case vicine fu stabilita una rete di sorveglianza continua, ma non ci fu verso di scoprire, nonché i lanciatori, neanche il punto di provenienza dei proiettili, consistenti in pietre, calcinacci, carboni, frammenti di mattone e di ardesia.

pammatone-conte-testo-271Fu osservato soltanto che i proiettili aumentavano quando la Rimassa passava davanti alla finestra e che colpivano la ragazza, di preferenza alla testa, ma senza causarle la più piccola ferita, né il menomo dolore. Fu anzi constatato che un pezzo di mattone la colpì con violenza alla fronte, fino a lasciare un’impronta di calcinaccio, ma senza farle alcun male.
II giorno 19 ricominciarono i fenomeni. II sestiere era tutto in ebollizione.
Le guardie, deluse nella vigilanza assidua, parevano impazzire. I proiettili erano dello stesso genere, ma di maggior volume. Sembrava un piccolo bombardamento. Venne osservato che la Rimassa essendosi allontanata per una commissione, in quel periodo la sassaiuola cessò del tutto, per ricominciare soltanto appena la piccola Maddalena rimise piede in casa.

Allora, per le comari non vi è più nessun dubbio. La Rimassa era indemoniata e conveniva ricorrere agli esorcismi. Amici e parenti le si misero attorno, la persuasero, la condussero in chiesa, le fecero leggere gli evangeli, con aspersioni d’acqua benedetta, ma ciò a nulla valse. Appena ella tornò nella casa di vico Agugliotti, non solo i proiettili ricominciarono, ma la Rimassa, ogni tanto, sentiva colpi sulle guance, con relativo rumore, come di potentissimi schiaffi. Allora fu condotta nella clinica medica di Pammatone, poi, come dissi, inviata alla natia Savona, e il vicolo degli Agugliotti e i contorni di Piccapietra tornarono nella più assoluta tranquillità.

Nota 2 – L’ospedale di Pammatone si trovava nel quartiere Portoria ed era l’ospedale della città. Creato nel 1422 per volontà di Bartolomeo Bosco, un notaio, fino ai primi del 1900 è rimasto il principale ospedale di Genova quando è stato sostituito dal nuovo complesso di San Martino. Oggi, dopo aver subito i bombardamenti della seconda guerra mondiale, non esiste più e al suo posto si trova il Palazzo di Giustizia della città.

Alcune considerazioni

I tre episodi di poltergeist qui riportati dimostrano come la loro durata sia limitata. Da quanto si sa, infatti, non ci sono stati "ritorni di fiamma" dei fenomeni. Non si può comunque stabilire un intervallo di tempo preciso per il loro verificarsi, perché in alcuni casi non si tratta di poche ore, giorni o settimane, ma anche di mesi e di anni. (Nota 3)
Inoltre per tutti e tre la presunta figura focale è stata individuata in adolescenti, dopo il cui allontanamento il lancio e la caduta degli oggetti non si sono più verificati.
L’intervento dei religiosi nel terzo caso non è insolito. Infatti in letteratura si trovano testimonianze del coinvolgimento di alcuni di loro con preghiere o altro.

Mentre nel caso malese è il ragazzo a fuggire per paura del demonio, in quelli italiani le autorità hanno allontanato i giovani. A Firenze, perché pensavano che il ragazzo avesse voluto fare uno scherzo di cattivo gusto. A Genova, dopo aver sottoposto la ragazza a pratiche religiose pensando fosse indemoniata, e dopo un ricovero ospedaliero per controlli (probabilmente sulla sua salute mentale), è stata infine rimandata nella sua città di origine, non avendo trovato nulla di insolito in lei.
La conclusione di questi episodi non è unica, perché è analoga a quella di altri, anche se con delle varianti. La letteratura sul poltergeist è vasta, ma sono pochi i casi studiati per determinarne le cause e a proposito di ciò – per non dilungarmi oltre – rimando alla lettura dell’altro mio articolo sull’argomento.

Nota 3 – In un articolo sull’argomento, Karl du Prel (1839-1899), filosofo tedesco interessato alla ricerca psichica, ricorda, tra gli altri, un caso accaduto a Colmar – citato dallo storico francese Remigius (1530-1612) -, in cui i fenomeni sono durati vent’anni.

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Glossario

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Per approfondire

du Prel Karl: "I proietti mistici", Rivista di Studi Psichici 10/1898, pag. 235-242

"La misteriosa sassaiola di Giogoli presso Firenze" Rivista di Studi Psichici 10/1898, pag.229-234

Grottendieck W.G.: "A poltergeist case", Journal of the Society for Psychical Research, vol. XII, n. 229, pagg. 260-266 riportato in Ernesto Bozzano: Popoli primitivi e manifestazioni paranormali, Edizioni L’Albero, Verona 1941, pag. 92 e segg.

Roll William: Il poltergeist, ed. Armenia, Milano 1978

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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