Entità A – L’esperienza dell’incarnazione per lo spirito



Perché lo spirito si incarna nella materia

L’entità A, manifestatasi attraverso la medianità di Corrado Piancastelli, in questo brano parla dell’esperienza della vita materiale dal punto di vista dello spirito, partendo dalla risposta ad una domanda in cui l’interlocutore afferma che questa è la strada più difficile da affrontare. Non esaurisce certamente l’argomento, che l’entità A ha avuto modo di affrontare in altre occasioni, ma fornisce un primo approccio al perché dell’incarnazione nella materia.

galassia-04-338Domanda – Cos’è in genere che porta lo spirito ad incarnarsi propriamente nella materia; non ad avvicinarvisi, ma ad incarnarsi in essa effettivamente, quando il concetto di difficoltà non ha quasi senso nel mondo dello spirito? E quando egli potrebbe quindi benissimo seguire la via più "difficile"? Cos’è che trascina gli spiriti nella "materia"?
In genere l’universo, non materiale nel senso fisico, ma in senso neanche strettamente spirituale, esercita un fascino sullo spirito. Non tragga in inganno questo termine "fascino", tuttavia in realtà è una specie di fascino perché lo spirito si trova di fronte un tipo di universo a lui completamente estraneo, diverso e sconosciuto e, come tale, in base ai processi ideativi e intellettivi dello spirito, esiste la tendenza, a penetrarlo per conoscerlo, ed anche perché attraverso questa via è possibile rintracciare alcune altre matrici universali che possono servire di corredo ad una migliore conoscenza di Dio. Cioè lo spirito tenta di sfruttare tutto ciò che gli è intorno per approfondire l’idea di Dio e perché pensa – e non sbaglia – che attraverso la conoscenza delle serie particolareggiate delle strutture universali si possa in qualche modo costituire una sorta di mappa della forza di Dio che possa ricondurre ad un’idea sempre più esatta della divinità.

galassia-08-360E questo è vero se si considera che l’universo (non l’universo degli spiriti, ma l’universo come realtà esterna) in fondo esprime certamente uno dei principi più forti, piú potenti, più tangibili della creazione di Dio. Lo spirito fa dunque bene a penetrare e a vivere nella realtà che lo circonda, perché esso non si trova in una zona franca, priva di pensieri. Lo spirito è collocato in uno spazio infinito che non ha frontiere, perché in effetti non è in uno spazio, ma in una realtà. Ora questa realtà per quanto abbia una medesima origine, perché fatta da Dio, gli è estranea, non è la sua propria realtà.
Lo spirito giudica in base alla sua individualità che è prova di sé; in base alla sua autosufficienza, alla sua esistenza e ciò è prova di sé, ma la realtà in cui si trova a vivere (cioè il mondo universale) gli è estranea, è una cosa diversa, retta da leggi diverse su cui egli non può avere alcuna ingerenza, alle quali non può operare alcuna modifica; leggi che egli può subire in determinate circostanze (vedi le incarnazioni), ma che non lo intaccano perché egli è di sostanza diversa, pur avendo la stessa unica origine.

galassia-05-370Tutto questo giustifica un interesse preminente dello spirito nei confronti della realtà esterna, così come è giustificato un interesse nei confronti di Dio; però mentre questi è sfuggevole, sfuggente, cioè non precisabile, l’altra realtà gli è vicina, cioè egli è nella realtà, ne individua alcune direttrici e dunque le percorre.
Dunque a me sembra che questa attrazione per il mondo sconosciuto, che è la realtà che lo circonda, sia per lo spirito pienamente giustificata e logica. Che poi egli, nell’ambito di questa struttura della realtà, incontri zone in cui la realtà stessa diventa una particolare forza e assume un aspetto propriamente materico, ciò può sollecitarlo a penetrare queste zone ancora più buie nelle quali, essendo questa realtà addirittura più pregnante, più forte, egli, percorrendola, ne esce con una conoscenza particolare ancora più viva.

galassia-09-333Ecco dunque perché vive sulla Terra, perché s’incarna; anche perché questo giuoco è regolato dalla legge di Dio, cioè non avviene a caso, per proprio capriccio, e risponde ad un disegno, ad una ragione, ad uno scopo.
La conseguenza immediata di questo gran lavoro dello spirito è una sua maggiore padronanza nei confronti della realtà stessa. Ecco che allora lo spirito assume un ruolo primario nell’universo e sembra quasi che tutto sia stato fatto per lui, per arricchirlo sempre di più. In realtà non è neppure così, ma lo spirito finisce con l’assumere un ruolo primario nei confronti della realtà perché è egli soltanto a poterla conoscere, dominare, regolare, vivendola e interpretandola intelligentemente.

galassia-13-via-lattea-con-4-bracci-379Domanda – Lo spirito, come emanazione divina, potenzialmente ha già tutto in sé e non fa altro che riscoprire questa realtà assoluta a contatto con la realtà esteriore, con l’esperienza. Le idee che si proiettano al di fuori evidentemente contengono anche quella della materia, ma in senso infinito, come struttura divina e non come elemento relativo.
Diciamo che lo spirito la contiene così, come percezione, ma non come conoscenza, in un certo senso; a parte il fatto che non ne ha una coscienza vera a priori, mentre ciò che vale in definitiva è sempre il proprio stato di coscienza delle cose, che è ciò che rende pregnante una personalità ed un’individualità. Tutto ciò che è potenziale è una ricchezza interiore che non si può usare, quindi è come se non la si avesse, dal punto di vista "pratico".

galassia-14-370Domanda – Quando lo spirito entra nella materia e quindi fa questa esperienza, ciò gli serve per una maggiore conoscenza di Dio? Quale è il fine?
Come ho detto prima, il fine generale di tutta l’esistenza dello spirito è la maggiore conoscenza di Dio. Però non crediate che tutto si svolga sempre con l’idea fissa e ossessiva di Dio, intendiamoci. Questa è una cosa che io volevo chiarire da tempo.
Noi diciamo sempre in linea di massima che l’aspirazione dello spirito è la conoscenza di Dio, ma non è soltanto cosí e non è soltanto quella, non bisogna intendere insomma che la ricerca di Dio diventi ossessiva, addirittura maniacale per lo spirito. Vi è questa ricerca di Dio, ma essa si svolge attraverso una serie di apparati paralleli ed esterni a Dio, che poi condurranno ad una sua maggiore conoscenza, ma che intanto si svolgono su binari indipendenti.

galassia-16-299Lo spirito cerca di conoscere, ad esempio, anche se stesso e anche la realtà di cui dicevamo poco fa, che viene esaminata con una larga finalità divina, ma anche strettamente per una conoscenza diretta, propria della realtà. Cioè Dio resta in cima, si può dire, ai pensieri dello spirito, però mai in maniera ossessiva. Semplicemente accade che ci si imbatte continuamente in questa finalità e, in definitiva, si può anche dire che tutto è strumentalizzato in funzione di Dio, però Dio non appare sempre e costantemente ad "affliggere" lo spirito (scusatemi l’espressione) nel senso di pressione psicologica, no; Dio è presente come sottofondo, come finalità di tutte le cose, ma la ricerca si svolge indipendentemente da lui.

galassia-15-356D’altra parte, come dicevamo in alter riunioni, quasi sempre lo spirito è "preoccupato" dall’accertamento di Dio. In altri termini, noi, pur sapendo che Dio c’è, ne ricerchiamo alcune prove e le ricerchiamo non attraverso pure disquisizioni dialettiche, ma attraverso certi esami, certe comparazioni della realtà, certe analisi effettive che possono essere fatte a livello di struttura della realtà; quindi Dio è oggetto e soggetto di ricerca, e questo lavoro continuo, ma mai ossessivo, è svolto sempre in pace, cioè esso è un tranquillo lavoro da cui nasce l’amore verso Dio, via via che percorrendo la realtà discopriamo contemporaneamente suoi nuovi e più complete aspetti. Da tutto questo lentamente nasce amore e non soltanto perché, essendo scintilla di Dio, noi già possediamo dentro di noi questo rapporto col "Padre", ma perché l’idea stessa di Dio essendo continua diventa patrimonio del nostro stesso amore, dunque diventa in noi imagine e idea perenni.

galassia-17-j0921-4509-320Ecco, direi che mentre per voi Dio è soltanto un oggetto di invocazione, per noi Dio non lo è mai; non c’è nessuno qui che invochi Dio, anche perché sarebbe molto sciocca una cosa del genere. Dio è oggetto di ricerca. Tutto l’universo crea uno stato di mediazione fra noi e Dio; in fondo esso sta fra noi e lui. Una delle ragioni per cui esso viene percorso in tutte le direzioni è perché, in fondo, tutto ciò porta sempre più vicino ad una più precisa idea di Dio.

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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