Entità A – La società e l’importanza del singolo



Il ruolo della massa e del singolo nella costituzione della società

L’entità A, manifestatasi attraverso la medianità di Corrado Piancastelli, in questo brano parla del ruolo che la massa e il singolo hanno nella società, influendo sulla promulgazioni delle leggi che la regolano. Parla così di come «gli uomini per poter costituire una massa valida devono essere uomini preparati, coscienti, responsabili». Infatti, un uomo che non sa, che non conosce, «non può, non ha il diritto di agire e di modificare [la società e le sue leggi, n.d.r.] semplicemente perché numero della massa». Ribadisce che l’uomo che desidera modificare la società per migliorarla, per governarla, deve essere culturalmente preparato e, rivolgendosi ai presenti alla seduta – ma più in generale agli uomini -, fa notare che «Voi non vorreste, ad esempio, nelle vostre case o nella vostra vita essere giudicati o seguire il consiglio di gente che sa meno di voi, non lo vorreste per le case, per la vostra vita, per i vostri figli, però quando si tratta della società, in quanto Stato, il problema lo capovolgete».

Parole, queste, molto attuali, anche se espresse più di vent’anni fa. Purtroppo è cambiato molto poco da allora, se non in peggio e ciò che l’uomo di oggi deve fare è «tendere anzitutto (e la vostra società – parlo del mondo in genere – ne ha bisogno) ad eliminare l’ignoranza, ad eliminare la sottocultura, a portare gli individui ad una maggiore consapevolezza di sé e degli obblighi verso la società». (il grassetto è mio) Lo può fare l’uomo di oggi? Solo se ne ha volontà, perché basta partire da se stesso, dall’ambiente che è più vicino a lui per cambiare. Non deve compiere grandi sforzi, ma fare tutto ciò che è in grado di fare e il suo contributo, anche se piccolo, si unirà a quello degli altri per migliorare la società e il mondo in cui vive.

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Il sommovimento dell’intera popolazione terrestre quale quello che si sta verificando negli ultimi vostri tempi è, in fondo, un’affermazione dei principi umani su principi più generali di ordine sociale-politico-industriale-tecnologico.
L’uomo vuole sentirsi se stesso, vuole compartecipare alla vicenda umana in una maniera non più simbolica ma effettiva, creando da sé le leggi e i mezzi per sopravvivere. Compito arduo perché non era mai accaduto di demandare alle masse il potere di costituire le leggi, di chiedere le leggi, ma i più erano stati sempre pronti a soggiacere. I meno hanno sempre imperato.
Questo capovolgimento storico, sociologico, psicologico, è la svolta del vostro secolo, la presa di coscienza degli abitanti della Terra, direi quasi dovunque, organizzati non più come massa, ma come singoli costituenti masse.
Pericoloso giuoco, naturalmente, visto in una prospettiva passata; ricco di speranze visto in una prospettiva futura.

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Naturalmente è chiaro che non sarà possibile agli uomini, a tutti gli uomini in quanto tali, di prepararsi il proprio destino. Io sostengo sempre che esistono due categorie di uomini: quelli che possono guidare, consigliare, e quelli che non possono farlo. In realtà il problema è questo: non basta essere un uomo in quanto essere vivente per arbitrare il destino della società, non basta, checché ne dicano le dottrine. Quando si parla di massa si parla di uomini, ma gli uomini per poter costituire una massa valida devono essere uomini preparati, coscienti, responsabili.

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Se gli uomini non saranno responsabili essi semplicemente non avranno il diritto di agire sulla società in quanto serie di apparati legislativi. Hanno diritto a vivere e al lavoro, sì, ma non di poter determinare svolte di carattere sociale non avendone la possibilità conoscitiva. La differenza, dunque, grave e sostanziale sta fra una massa collettivizzata considerata tale numericamente e una massa che io devo considerare soltanto qualitativamente. Cioè un uomo il quale non sa non può, non ha il diritto di agire e di modificare semplicemente perché numero della massa. Questo è un punto indubbiamente delicato, indubbiamente importante, che tuttavia non è tenuto in nessuna considerazione.

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Vorrei però precisare che il mio discorso a questo punto non è un discorso razzista, cioè che divide gli uomini fra quelli che possono e quelli che non possono. Semplicemente è un discorso che deve tener conto della effettiva consistenza umana, di quello che veramente siete, di ciò che valete. Voi non vorreste, ad esempio, nelle vostre case o nella vostra vita essere giudicati o seguire il consiglio di gente che sa meno di voi, non lo vorreste per le case, per la vostra vita, per i vostri figli, però quando si tratta della società, in quanto Stato, il problema lo capovolgete. Per voi si possono modificare le leggi in base ad un certo numero di persone che lo vuole, anche se queste persone non sono in condizioni psicologiche, culturali e sociali di agire, ma semplicemente perché, essendo massa, possono farlo.

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È stato detto che l’uomo deve agire sulla società, compartecipando attivamente, ma è stato anche detto (e se non è stato detto lo aggiungo) che deve farlo partendo da una condizione di conoscenza senza la quale non si ha collaborazione verso la società, ma si ha aggressione alla società. L’aggressione che è comunque una aggressione senza principi e senza ideologia perché chi non sa non può avere una ideologia: ha soltanto una suggestione ideologica.

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Che cosa si deve dunque fare? Si deve tendere anzitutto (e la vostra società – parlo del mondo in genere – ne ha bisogno) ad eliminare l’ignoranza, ad eliminare la sottocultura, a portare gli individui ad una maggiore consapevolezza di sé e degli obblighi verso la società; di ciò che si può fare e si deve fare nel giusto tempo storico, nel momento economicamente e significativamente opportuno e necessario. Perché le cose non possono essere semplicemente ribaltate da un momento all’altro; le cose possono essere ribaltate a condizione che il ribaltamento non faccia più danni del possibile ipotetico miglioramento.

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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