Revolutija – A Bologna una mostra dedicata alla Rivoluzione d’Ottobre



Donne e stili della Rivoluzione d’Ottobre

Due sono le cose che colpiscono della bellissima mostra Revolutija, allestita al MAMbo di Bologna e aperta fino al 13 maggio 2018 grazie alla partnership con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo: la feconda commistione di stili che ha animato l’arte russa nel primo ventennio del secolo scorso e la presenza femminile importante.

c11-dscn0848-ritagliata-156Le donne sono il filo rosso di questo percorso artistico che attraversa gli anni turbolenti della Prima Guerra Mondiale e della Rivoluzione d’Ottobre. Oltre all’apporto di collaboratrici dell’iniziativa (a partire da una delle curatrici), è significativa la presenza di artiste e di soggetti femminili, tanto che di sala in sala ci si chiede quanto le donne siano state il motore degli avvenimenti di quegli anni e quanto ne abbiano sostenuto il peso sulle loro spalle.

Dapprima lavoratrici silenziose, poi protagoniste armate dei nuovi assetti militari, ma anche innovatrici spinte dei linguaggi figurativi. Non è un caso che, prima di entrare nel vivo della pittura, la mostra si apra con una galleria fotografica che contestualizza la società russa a ridosso della Rivoluzione. Già qui spiccano immagini in cui le russe del popolo sono piccole matrioske in carne ed ossa che eseguono lavoretti manuali: occhi bassi e tristi, allineamento geometrico, sotto lo sguardo occhiuto di una sorvegliante anziana che legge la Pravda.

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Ma a distanza di pochi metri ci viene raccontata attraverso la pittura una storia di grandi contraddizioni: la Rivoluzione è nel dipinto corale di Ilya Repin (17 October 1905) un movimento che «inebria il sangue» e in cui le donne scendono in piazza agghindate in stile belle époque con gli occhi da matte mentre i loro uomini in divisa lanciano i copricapi in segno di festa.

dscn0679-ritagliata-491

dscn0746-ritagliata-274Peccato che poco più in là un’intera parete illustri invece gli stenti; e sono per lo più pittrici (Natal’ja Goncharova, Zinaida Serebrjakova) a dipingere la fatica di cercare il pane, di provvedere alla tavola, di lavare i panni e di stenderli, di accollarsi l’accudimento quotidiano. La rossa Madonna giottesca di Kuz’ma Petrov-Vodkin alza le mani con un gesto di preghiera che però suona anche come una resa (Vergine della Tenerezza dei cuori cattivi).
Accompagnati dalle note degli inni rivoluzionari e dalle immagini seppia di filmati d’epoca, veniamo proiettati a pochi anni dopo il 1917. Le donne sono stakanoviste (Ritratto della stakanovista Molodsova di Aleksej Pakhomov), lavorano alla catena di montaggio di un reparto tessile, indecise se rinunciare alla loro femminilità ma mai al fazzoletto rosso che raccoglie loro i capelli.

Fazzoletti rossi anche sulle teste delle Giovani comuniste di Konstantin Juon o della Giovane operaia di Aleksandr Samochvalov. Qualche passo più in là e vediamo donne stilizzate (Girls in the field di Kazimir Malevich) schierate in una truppa anonima o che sparano, ma col fazzolettone-simbolo ancora una volta tra i capelli (Il Komsomol militarizzato di Aleksandr Samochvalov).

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Non mancano figure trasognate e oggetto di idealizzazione: una tra tutte la moglie amatissima di Marc Chagall che vola, tenuta per mano nella celeberrima Promenade del 1917 o la Venere di Michail Larionov dalle fattezze incredibilmente simili ai personaggi dei fumetti di Altan. O, ancora, la Composizione con la Gioconda, olio e collage su tela di Kazimir Malevich, che omaggia Leonardo con una tecnica destinata al successo nel secondo dopoguerra. C’era spazio per sognare, volteggiare con la mente e il pennello, o forse bastava la voglia di farlo.

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E il tutto, come detto, in un tripudio e in un continuo laboratorio di stili e di temi. è evidente che la cultura sovietica degli anni Venti viveva in un clima di ipersollecitazione: nella ritrattistica, nel cameo, nell’epos dalle grandi dimensioni (notevolissimo la Consegna della bandiera dei comunardi parigini agli operai moscoviti sul campo Chodynka a Mosca di Isaak Brodskij). Gli artisti russi in quel periodo viaggiavano e non si tiravano indietro davanti alla sfida delle avanguardie, specialmente quella futurista, facendole però coesistere con il neoclassicismo, l’impressionismo, il fauvismo, il suprematismo. Ci si sorprende ammirando un dipinto come Fantasy di Kuz’ma Petrov Vodkin (1912) con il solito cromatismo acceso del rosso a farla da padrone: impossibile non pensare al Cavallo e cavaliere di Carlo Carrà dipinto appena un anno dopo.

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20180103_115301-267Ma gli artisti russi di quel ventennio fecondo non sono solo pittori. Crediamo che l’urbanistica sia una scienza contemporanea? Siamo convinti che la pubblicità sia un sottoprodotto dell’economia capitalista? Allora s’incanti pure il visitatore di fronte allo Studio dell’assetto della piazza Uritsakij in occasione del primo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. E goda dei prototipi pubblicitari e propagandistici tridimensionali originati dalla creatività di Sof’ja Tolstaja, figlia di Lev – certo – ma soprattutto ancora una volta una donna. Forse recita bene l’orgogliosa affermazione del filosofo e poeta Vassilij Roznavov: «Le donne sono l’essenza eterna del russo […] sono lo schema e il prototipo, l’originario e l’eterno». (Among artists, 1913).

Nathan Alt'man - Ritratto di Anna Achmatova (1914)

Nathan Alt’man – Ritratto di Anna Achmatova (1914)

La mostra

Dove: MAMbo – Via don Giovanni Minzoni 14 – Bologna

Quando: 12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018, martedì, mercoledì, giovedì, domenica dalle 10.00 alle 19.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 20.00

Il Luogo

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

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Per approfondire

Una carrellata di opere esposte alla mostra Revolutija

La mostra

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About The Author

Elena

Milanese, insegnante di lettere in un liceo classico. Innamorata del bello (concetto relativo, a dire il vero) in tutte le sue declinazioni artistiche e culturali di ogni epoca. Credo molto nella sfida di far convivere tradizione e innovazione: quando spiego la letteratura, quando coltivo le mie passioni. Sarà perché sono curiosa di ogni genere di contaminazione…

2 Comments

  1. Fabrizio Bianucci

    Mi è piaciuta molto la sua esposizione, quasi fosse condotta con una telecamera in presa diretta audiovideo, facendo vivere intensamente la interessante mostra, a complemento del linguaggio visivo del video pubblicato su YT. With so many compliments and regards!
    È vero, in tutte le rivoluzioni apparentemente “portate avanti” dagli uomini e di qualsiasi tipo esse siano, le donne sono state (e sono anche oggi) le vere protagoniste in prima fila o dietro le quinte, almeno nel mondo occidentale. Il vero rivoluzionario è intrinsecamente femmina.

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