Reincarnazione: il fascino di avere più vite



Studi e ricerche sui ricordi di vite passate

Quello della reincarnazione è un tema che suscita molto interesse e pone interrogativi e desta perplessità in chi se ne occupa. Interesse perché alcuni studi volti a verificarne la possibilità riportano testimonianze di persone, per lo più bambini, che affermano di avere dei ricordi relativi a una o più vite precedenti quella attuale. Interrogativi e perplessità sull’idea della sopravvivenza e dell’esistenza di un mondo spirituale e di una finalità nella vita dell’uomo e del Cosmo.
Questi aspetti sono tutti legati tra loro, perché il ricordo di avere già vissuto oltre a far riflettere sul perché della rinascita, induce a credere ad una vita dopo la morte e quindi all’esistenza di un qualcosa di immateriale ed eterno, lo spirito o l’anima. La reincarnazione, quindi, è una credenza legata al pensiero religioso e la troviamo espressa esplicitamente, o solo allusa, nei testi sacri di diversi popoli fin dai tempi più remoti della storia dell’uomo.

Solitamente quando si parla della possibilità di più incarnazioni il pensiero va all’Induismo, ma ne parla anche il Buddhismo, così come la concezione religiosa della Birmania e di altri paesi orientali. Anche in occidente si trova l’idea di più vite, e ci sono riferimenti negli scritti di filosofi e pensatori greci e romani; i primi cristiani l’ammettevano ma tale pensiero fu bandito da coloro che, interpretando alcune frasi di san Paolo, la negavano. Inoltre, la possibilità che ci siano più vite per l’uomo è ipotizzata anche dallo spiritismo, tanto che molti insegnamenti spirituali ricevuti medianicamente ne parlano diffusamente.
Pur esprimendola in maniera diversa a seconda delle cultura, tutti questi sistemi religiosi affermano che la catena di nascite, morti e rinascite si interrompe quando lo spirito ha raggiunto la piena conoscenza delle leggi della realtà materiale o la consapevolezza del suo essere nel cosmo. In alcuni casi, poi, prevedono la trasmigrazione delle anime – o metempsicosi – non solo in corpi umani, ma anche in vegetali e in animali.

Samsara o Ruota della vita

Samsara o Ruota della vita

La memoria delle vite passate non è prevista, anche se sembra che in alcuni casi riemergano ricordi di vicende, persone ed altri particolari appartenenti ad altre vite. Ciò non è infrequente nei paesi orientali, nei quali c’è chi ne parla, soprattutto bambini piccoli, perché l’idea della reincarnazione è connaturata nella loro cultura. Questi racconti hanno così suscitato l’interesse di molti e non sono pochi coloro che hanno condotto ricerche per verificarne la veridicità.

Uno dei primi studi sui ricordi di bambini è stato condotto negli anni ’20 del secolo scorso in India su ordine del Maharajah di Bharatpur da Rao Bahadur Syam Sunderlal che ne riferì in un articolo su una rivista locale, che fu poi riportato nel periodico Revue Métapsychique dell’Institut Métapsychique International (I.M.I.).

Uno dei casi studiati da Sunderlal riguarda Prabhu, un bambino che aveva parlato al padre di una sua vita precedente e che successivamente era stato interrogato da un incaricato del Governo inglese. In seguito fu interrogato da Sunderlal in presenza di quattro notabili del villaggio in cui viveva. Ecco ciò che raccontò Prabhu (il cui nome significa brahmano).

Nella mia vita precedente ero Harbux, un brahmano del villaggio di Hatyori, nel Bharatpur. Avevo due figli, Ghure e Shyam Lal, e due figlie, Kohila e Bholi; l’una sposò Ramhet, di Khorli, l’altra Gokal, di Navar. Avevo accettato un po’ di denaro per il matrimonio della prima ma avevo accordato la mano della seconda senza alcun compenso pecuniario.
Avevo un’abitazione a Hatyori; la casa di Swarupa Yat era contigua alla mia; Swarupa Yat aveva un figlio e una figlia. V’era un sentiero sopraelevato pavimentato di pietre. Vi era uno stagno in mezzo al quale vi era una casa e sopra lo stagno vi era un Chhatri [cenotafio a cupola]. Vi erano due case l’una sull’altra nello stagno.
Hatyori aveva dei pozzi di acqua potabile: Panhariwala, ombreggiato da due fichi sacri; Kankarwala, ombreggiato da due susini e Mooliwala, ombreggiato da dei manghi.
lo avevo un Gujar del villaggio di Bhore come servitore.
Nell’anno della carestia io ero a Hatyori e avevo un paio di bufali con i quali coltivavo i miei campi.
Sono morto quando mio padre era ancora in vita in una casetta di legno fuori del villaggio.
Dopo la morte ho vissuto nel mondo spirituale (il mondo di Dio). Dio mi disse di andare a Salimpur (luogo della mia nascita attuale).
II nome di mia moglie (nell’incarnazione precedente) era Ganjo (che significa calva).
Mio padre si chiamava Mudhe, il mio zio materno viveva a Bugaon e mio suocero abitava a Burbwari.
Moola Jat cadde nel mio pozzo e io potei tirarlo su sano e salvo.

Di queste affermazioni almeno una dozzina su ventuno risultarono esatte, circa tre erano erronee, mentre poche altre non poterono essere verificate, ma nel complesso hanno delineato correttamente la vita di una persona che si era chiamata Harbux.

Ian Stevenson

Ian Stevenson

Nella storia della ricerca psichica lo studio di Sunlal non è ricordato, mentre molto conosciute sono le indagini effettuate da Ian Stevenson, psicologo di origine canadese ma vissuto negli Stati Uniti, e da lui rese note attraverso articoli e libri. Diversamente dallo studioso indiano, Stevenson ha poi sviluppato un protocollo di ricerca piuttosto articolato. In un primo momento si è limitato a individuare le corrispondenze tra le affermazioni di chi aveva questi ricordi e le presunte vite precedenti. In seguito ha inserito altri parametri di controllo in relazione al tipo di morte (di solito violenta), al tipo di conoscenze e abilità avute nella precedente incarnazione. Infine ha analizzato i cosiddetti segni di nascita, cioè segni sul corpo che sembrerebbero cicatrici o macchie della pelle dovute a varie cause e che sarebbero un’eredità della vita precedente. Si è occupato di questi segni in alcuni casi in Nigeria in cui il popolo degli Igbos ritiene che siano tracce di una vita precedente, interrotta da una morte violenta, come risulta da uno studio di Stuart Edelstein su questa credenza.

Jim B. Tucker

Jim B. Tucker

Stevenson nel corso di una cinquantina di anni ha studiato, insieme ai suoi collaboratori, migliaia di casi, osservandoli da vari punti di vista. Non si è limitato a raccogliere testimonianze in oriente, ma anche in occidente, in particolare Stati Uniti e Canada, e ha dedicato un libro a quelle europee. Queste ricerche oggi sono proseguite da altri, tra i quali Jim Tucker, noto per aver descritto in un libro il racconto di un bambino scozzese che affermava di avere vissuto in una località molto lontana da quella attuale dando diversi particolari.

Altri casi di ricordi di vite passate sono diventate di pubblico dominio, come quello di Shanti Devi, una bambina di 4 anni che ricordava i particolari della sua vita e riconobbe le persone che ne avevano fatto parte. La sua storia interessò anche Gandhi e fu oggetto di uno studio approfondito. Tra i tanti casi si può annoverare quello di Alessandra che il padre Carmelo Samonà, riteneva essere la reincarnazione di una sua figlia morta in tenera età e di cui parlò in un articolo pubblicato nel periodico Filosofia della scienza che si occupava di ricerca psichica.

Erlendur Haraldsson

Erlendur Haraldsson

Un altro approccio allo studio di questi casi lo ha avuto Erlendur Haraldsson, che ha preso in considerazione soprattutto il lato psicologico, esaminando sia bambini con ricordi sia bambini senza ricordi, ipotizzando l’esistenza di personalità multiple.
Diverso è il discorso sulle indagini effettuate attraverso la regressione ipnotica, come quelle di Brian Weiss, che ha per testimoni soprattutto adulti desiderosi di comprendere determinati comportamenti e fobie o l’origine di certe patologie.
Oltre a presunti ricordi o rivelazioni attraverso l’ipnosi, ci sono anche le affermazioni di medium e sensitivi sulle vite passate di chi li ha consultati. Da ricordare quelle del sensitivo Edgar Cayce in merito alle vite di alcune persone che avrebbero avuto ad Atlantide e che ricostruirebbero la storia di questo continente scomparso. Ma queste affermazioni hanno la necessità di essere analizzate in maniera diversa rispetto a quelle spontanee perché sono volute.

Brian Weiss

Brian Weiss

Vite realmente vissute da questi protagonisti o captate grazie a percezioni extrasensoriali per via telepatica o brandelli di vite raccolti da un serbatoio di Memoria Cosmica? O racconti creati da persone con una ricca immaginazione? Oppure da una mente per comprendere comportamenti, predisposizioni o altro ancora della vita attuale? O personalità multiple? Nessuno può dirlo con certezza, potrebbero essere valide tutte queste ipotesi o solo una o nessuna, e come per altri temi di cui si occupa la parapsicologia non è ancora possibile dare una risposta definitiva. È comunque indubbio che la reincarnazione affascina e incuriosisce sempre.




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Glossario

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Per approfondire

La bibliografia sull’argomento è molto vasta pertanto mi limito a pochi titoli pertinenti a questo scritto.

Bertholet Edouard: La reincarnazione, voll. 1 e 2, ed. Mediterranee, Roma 1994

Cranston S.L., Head J.(a cura di):

  • La reincarnazione, Longanesi & C., Milano 1973
  • Il libro della reincarnazione, Armenia Editore, Milano 1980

Samonà Alberto: È già mattina ed. Bonanno 2013

Samonà Carmelo: Un caso di rincarnazione? (Sogni premonitori e profezie medianiche avverate), Filosofia della Scienza 1911, pagg. 1-5

Stevenson Ian

  • Reincarnazione. Venti casi a sostegno, Armenia Editore, Milano 1975
  • Bambini che ricordano altre vite. Una conferma della reincarnazione, Edizioni Mediterranee, Roma 1991
  • Le prove della reincarnazione, Armenia Editore, Milano 1998
  • European Cases of the Reincarnation Type, McFarland & Co., Jefferson 2003

Tucker Jim B.: Il bambino che visse due volte, Ed. Sperling & Kupfer, Milano 2009

The Division of Perceptual Studies (DOPS) o Division of Personality Studies, Dipartimento di Psichiatria e Science comportamentali dell’università di Charlottesville, Virginia

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Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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