Melania Mazzucco e la sua fiaba d’amore e di amicizia



Melania Mazzucco: Il bassotto e la regina

Riflessioni su forma, apparenza e Realtà vera in un racconto fiabesco e natalizio nella più piena purezza dei sentimenti, dell’Amore e della totale Amicizia

mazzucco-bassottoUna tenera storia d’amore che ci invita a seguire i nostri sogni. Uno splendido racconto. Una favola intensa e luminosa nella sostanza, attualissima, narrata ai tempi nostri, molto escatologica e metafisica. Ricca di tantissime riflessioni sul binomio esistenziale vita/morte, l’Amore, i sogni e la trascendenza di ogni cosa e… tanta tanta magia nelle pagine ottimamente scritte, nei contenuti universalmente validi, nelle illustrazioni originali, nei numerosi dialoghi surreali e metafisici, con molti colpi di scena (degni di un vero thriller) e un finale classico e liberatorio da favola, ma sorprendente. Non voglio dire nulla di più per non rivelare troppo la trama e rovinare il gusto di una lettura che cattura parola per parola sino all’ultima pagina. (oggi direbbero i nostri giovani con linguaggio mediatico cinematografico 2.0: per non fare uno "spoiler" – rivelare tutto in anticipo – in contrasto con il "trailer")
Ottima lettura natalizia da donare anche ai bambini (magari preferibile da leggere loro con tanto incanto, ma qualche attenzione nei passaggi un poco crudi, che nonostante il bellissimo tema, nel plot non mancano!). Infatti certamente è un libretto (101 pagine solamente) intenso, commovente, che cattura l’attenzione del lettore, ma da usare con precauzione verso i bimbi. Mi sembra a tratti un po’ troppo crudele per poter essere una fiaba (anche se pure Cappuccetto rosso e forse tantissime famose fiabe storiche lo sono, crudeli anche se per bambini!), benché l’autrice utilizzi i toni forti forse, e giustamente, per un fine catartico. Nel complesso la struttura narrativa regge molto bene, ci sono – come detto – i dovuti colpi di scena, il lieto fine liberatorio, c’è pure l’indispensabile figura del saggio, il cambiamento dei personaggi principali, la compensazione fra cattiveria e bontà, astrattezza e concretezza, la trasformazione finale del "cattivo". Insomma, gli ingredienti ci sono tutti per regalarci il «coraggio dei sogni e la magia che a volte la vita regala», un racconto di Natale in totale purezza di sentimenti, elogio dell’Amore e dell’Amicizia.

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Sinossi e descrizione

Platone è un bassotto dal pelo lungo e la coda a pennello. Un cane da salotto, di quelli nati per fare compagnia agli uomini. A Yuri, per esempio, studente di filosofia «con gli occhiali sempre appannati». Ma durante le vacanze Yuri segue Ada su una nave da crociera, lasciando il bassotto alle cure del portiere. E proprio nella solitudine della notte di Natale avviene per Platone l’incontro che gli cambierà la vita. Nella cantina del palazzo, il Tatuato (un giovane balordo) nasconde scatoloni pieni di animali di contrabbando: scimmie, iguane, serpenti a sonagli, una vecchia tartaruga leopardo di nome Leo, e lei, la Regina, un’elegante levriera afghana, giovanissima, «poco più che un gomitolo di neve». Per Platone è il colpo di fulmine. Ma il cuore della Regina è altezzoso, e neanche le canzoni che il bassotto intona giorno e notte per tenerle compagnia riescono a sedurla. A raccontarci questa storia tenera e profonda, dal suo osservatorio speciale tra le foglie di un albero, un pappagallo femmina che conosce tutte le lingue del mondo, e tutte le pieghe dell’anima. Una favola per chi crede che niente è impossibile.

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Alcuni "assaggini"

[…] mia cara, – rispose la vecchissima tartaruga Leo -, non ho bisogno degli occhi per vedere, né delle orecchie per sentire. Tu [si rivolge al pappagallo, voce narrante della favola, ndr] guardi questo mio vecchio corpo rugoso e pensi che io sia solo questa: un collo a tubo come un periscopio, una testa minuscola, un guscio fatto di ossa, quattro corte zampe ricoperte di scaglie, venti unghie affilate, un mozzicone di coda, due pupille appannate.
Ma invece io mi nascondo in questa forma come il mio corpo si nasconde nella corazza per proteggersi dal pericolo. Capisci quello che cerco di dirti? La forma è solo un’apparenza, e non ha davvero importanza. Quando mi chiudo nella mia mente e mi abbandono al ritmo segreto del mondo, posso lasciare il mio corpo come il bruco lascia il suo bozzolo per farsi farfalla. E io, che sono pesante come la terra, i sassi e gli alberi, posso volar via come se fossi cenere, o scintilla del fuoco. Allora vedo nel buio e sento nel silenzio. Né l’acqua, né la tempesta, né le porte possono fermarmi. Il mondo mi appartiene.
Cammino nel tempo e oltrepasso anche le frontiere della morte.

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Anubi viveva nell’antico Egitto, proteggeva l’oltretomba e accompagnava i morti al tribunale delle anime. pesava il loro cuore sulla bilancia dell’eternità. Aveva il corpo di un uomo e la testa di un cane. Insomma era anche un cane. Anche i cani possono essere dèi.

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Il serpente si congedò dai suoi compagni di sventura [tanti animali esotici tragicamente commercializzati dal "cattivo" giovane trafficante il Tatuato, ndr] con una danza vibrante, che lasciò tutti sbigottiti, perché non avevano mai sentito la musica dei sonagli, acuta come se il serpente suonasse un’arpa invisibile. Addio fratelli, disse col suo terribile accento straniero. Addio anche a te, poeta dei cani, disse a Platone [il bassotto co-protagonista, ndr] che lo osservava da dietro la finestrella della cantina dove erano rinchiusi tutti gli animali sopravvissuti. Vi auguro molta felicità, signore, disse il bassotto. La felicità non è il piacere ma il bene, ragazzo, lo avvertì il serpente, non sarà mai perfetta la felicità, il mondo è solo un’ombra.

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Ma noi non ci siamo perse cara, disse la signora Leo al pappagallo [voce narrante femminile che, pur sapendo che Leo era morta, ne vedeva la forma spirituale; Leo è una grossissima tartaruga leopardo centenaria, saggia e filosofa, qui è il suo spirito che parla, poiché era stata crudelmente uccisa da Tatuato, il "cattivo" della favola, ndr]. Aiuterò il tuo amico Platone, e quando tutto sarà finito ci rivedremo. Però ricordati una cosa. Non sarò più una tartaruga. Un altro animale. Oppure nemmeno. Una goccia di pioggia, un fiocco di neve , un granello di sabbia. Perché non si può mai tornare indietro!

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Il libro

Melania G. Mazzucco: Il bassotto e la regina, ed. Einaudi, Torino 2012

L’autore

mazzucco-02-155Melania G. Mazzucco (1966-): scrittrice, commediografa, radiodrammaturga e sceneggiatrice cinematografica, figlia d’arte (il padre Roberto anch’egli scrittore e autore teatrale), laureata in lettere alla Sapienza e diplomata in sceneggiatura al CSC-Roma Centro Sperimentale Cinematografico, una quindicina di validissimi romanzi e racconti-fiabe lunghi nel carniere tra cui almeno cinque best-seller, moltissimi premi letterari e teatrali conquistati, tra cui spicca lo Strega del 2003 con Vita, magnifico affresco di emigrazione in America del nonno paterno e il Premio Hemingway e Premio Roma con Un giorno perfetto, dal quale venne tratto il bel film di Ferzan Ozpetek, sensibilissimo ed affermato regista turco naturalizzato italiano. Scrittrice dalla prosa molto curata, ma semplice e precisa allo stesso tempo, scorrevolissima, profonda nei contenuti spesso e volentieri metafisici e surreali, affronta problematiche molto attuali anche se magari immerse nel contesto di genere fiabesco, piuttosto che picaresco.

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About The Author

Fabrizio

Sessantatre anni, milanese con origini paterne toscane, liceo scientifico e studi giuridici all’università, gioiosamente sposato da quarantuno anni e felice nonno di tre nipotine. Multitasking per interessi e passioni “normalissime” come musica, lettere, escatologia, spiritualità, ricerca parapsicologica. Impegnato sin da giovane (1971) nello studio ed esperienze di argomenti esoterici e border-line, grazie all’iniziazione di un grande uomo, colui che sarebbe diventato mio suocero. Entusiasta della vita, di qualsiasi vita, in tutti i suoi aspetti fisici e soprattutto spirituali.

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