Le reliquie di san Domenico nella basilica a lui dedicata a Bologna



Un sepolcro ricco di storia e di bellezza

20190323_150614-150Le reliquie del corpo di san Domenico, custodite nella basilica a lui dedicata a Bologna, sono state oggetto di studi scientifici, come è accaduto per quelle di altri santi, come sant’Ambrogio. Gli studi su quelle di san Domenico sono stati svolti negli anni del secondo conflitto mondiale all’Università di Bologna. Di questi sono venuta a conoscenza dopo aver fatto una ricerca bibliografica sul santo dopo una mia visita alla basilica. Ho così trovato, oltre ad un libro che parla delle vicende che hanno portato san Domenico a creare un ordine religioso, un volume che raccoglie i risultati delle analisi eseguite in quel periodo. Dalla sua lettura è quindi venuta l’idea di scrivere un post che descrive brevemente la storia di san Domenico e le vicende che hanno coinvolto le sue reliquie.

San Domenico da Guzman e l’ordine dei domenicani

317px-saintdominic-165San Domenico da Guzman (1170-1221), di origine spagnola, è il fondatore dell’ordine a cui è dato il suo nome. Mentre era un giovane canonico, accompagnò Diego di Acevedo, vescovo della città di Osma, durante un suo viaggio, una tappa del quale fu fondamentale per la vita del santo. All’epoca la Chiesa stava assistendo all’allontanamento di persone che richiedevano un ritorno allo spirito evangelico e creavano comunità per attuare il loro proposito. Tra loro forte era quella catara che si era diffusa soprattutto in Linguadoca, nella Francia meridionale, e che trovava il consenso tra le popolazioni locali e tra i notabili. Molti di loro aderirono al pensiero cataro che riteneva la realtà di natura dualistica, divisa tra spirito, legato al Bene, e materia, legato al Male e quindi a Satana.
Durante una tappa francese i due prelati furono coinvolti dalle autorità ecclesiastiche nella risoluzione del problema cataro proponendo una campagna di predicazione in modo da convincere le persone a rientrare nel seno della Chiesa. Da quel momento si fa partire l’opera di san Domenico che lo vide impegnato nella predicazione (e i domenicani sono anche noti come un ordine di Predicatori) e nella attuazione di una vita fatta di povertà. Secondo le intenzioni di san Domenico, poi, chi predicava la parola di Gesù doveva avere una solida cultura, per controbattere le tesi di chi propugnava un pensiero diverso da quello della Chiesa. Fu così che mandò i suoi confratelli a studiare a Parigi e a Bologna, allora le due sedi universitarie più prestigiose.

papa Onorio III

papa Onorio III

L’ordine dei domenicani si sviluppò nel tempo e fu papa Onorio III a riconoscerlo nel 1216, facendo in modo che non contrastasse le regole imposte dalla Chiesa che aveva visto nei periodi precedenti un fiorire di ordini. Per tale motivo i domenicani si appoggiarono ad una regola già esistente, quella di sant’Agostino.
San Domenico diede l’esempio ai suoi confratelli sia con la parola che con le opere. Era un abile predicatore, tanto che grazie a lui vari furono i catari che ritornarono alla Chiesa, e osservava strenuamente la povertà. Grazie all’abilità dei sostenitori di Domenico, tra i quali figura Folco vescovo di Tolosa, le diverse donazioni e i lasciti che vari notabili lasciarono fin dai primi tempi alle comunità che vennero formandosi poterono figurare non come vere proprietà ma come mezzi per il loro sostentamento.
Quando san Domenico morì i domenicani contavano diverse figure di rilievo al loro interno così come diverse sedi in Italia e all’estero.


La morte di san Domenico e le vicende del suo sepolcro

20190323_160639-188San Domenico morì a Bologna nel 1221 e il suo corpo fu sepolto alla presenza dei suoi confratelli e alcuni alti prelati che avevano avuto modo di frequentarlo e di conoscere il suo operato. La cassa di legno in cui fu inumato venne posta in una fossa sigillata da una lapide che dopo qualche anno fu rimossa perché logorata dal peso dei fedeli che vi si inginocchiavano. Oggi questa prima collocazione della sua sepoltura è contrassegnata da una lastra con una croce e si trova al di sotto di un inginocchiatoio, quasi a metà della basilica attuale. Il corpo di san Domenico è stato spostato varie volte nel corso del tempo e infine collocato nella cappella a lui dedicata e creata alcuni secoli dopo.
La prima esumazione fu effettuata dopo varie insistenze dei fedeli a causa dell’incuria dei confratelli, che non attribuivano molta importanza alla tomba del fondatore del loro ordine. «La sepoltura fu aperta nella notte dal 23 al 24 maggio 1233 alla presenza del maestro generale Giordano di Sassonia, del podestà di Bologna Uberto Visconti e di molti religiosi e cittadini». Tra i primi vi era l’arcivescovo di Ravenna in rappresentanza di papa Gregorio IX che non poté partecipare e che era stato legato a Domenico da profonda stima e affetto e che sarà l’artefice della sua canonizzazione nel 1234.

Con qualche difficoltà si riuscì ad sollevare la pietra sovrastante la tomba «ed ecco che da un piccolo foro che si trovava sul coperchio della cassa si sprigiona un profumo soavissimo di cui mai si era sentito l’eguale; profumo che in maggior copia invade tutta la chiesa e impregna ogni cosa quando la cassa viene aperta riempiendo di gioia e di sacro terrore tutti i presenti, che ginocchioni lodano il Signore». Questo, il cosiddetto odore o profumo di santità, è tipico di altri racconti relativi all’esumazione di altri santi, ed era appunto un indice della santità della persona inumata del quale si teneva in considerazione nel momento della canonizzazione. Lo stesso fenomeno accadde anche nel caso della prima e della seconda inumazione di san Alberto Magno avvenute rispettivamente nel 1400, duecento anni dopo la sua morte, e nel 1600.

reliquiario del cranio di san Domenico

reliquiario del cranio di san Domenico

Nella prima traslazione (nel 1233) il corpo di san Domenico fu trasferito da una semplice sepoltura in mattoni in un’altra di pietra, senza alcuna scultura; nella seconda, avvenuta nel 1267, fu deposto nella magnifica arca scolpita da Niccolò Pisano. La successiva (del 1383) la tomba fu di nuovo aperta e in quell’occasione il teschio fu separato dal resto del corpo e posto in un bellissimo reliquiario in argento dorato, opera di Jacopo Roseto da Bologna, dove attualmente è conservato e posto al di sotto dell’arca di Pisano.
Sia quest’ultima che il reliquiario furono definitivamente collocati nel 1430 in una cappella costruita appositamente adiacente al chiostro e di fronte a quella del Rosario, dove in un primo momento erano stati portati. Negli anni, poi, la cappella subì vari abbellimenti grazie a donazioni ricevute. Nel 1473 sull’arca venne posta una nuova cimasa creata da Nicolò da Bari, ma non da lui terminata.
In seguito vi furono altri abbellimenti sia dell’arca e della cappella che della chiesa per opera, tra gli altri, di Michelangelo Buonarroti, Alfonso Lombardi e Damiano da Bergamo. Di quest’ultimo è opera pregevolissima il coro intarsiato a cui l’artista lavorò per otto anni insieme ai suoi collaboratori. L’arricchimento della cappella continuò fino ai restauri del 1800 che la coinvolsero insieme alla chiesa.


La dispersione delle reliquie

dscn2529-333Le analisi del 1943-1946 diedero conferma che le dicerie che si erano sviluppate nei secoli secondo le quali il corpo di Domenico non si trovasse a Bologna erano false, così come quelle relative alla violazione o al deterioramento della sepoltura. Lo scopo principale era quello di accertarne la presenza e la quantità. Gli studi dimostrarono che non vi era stata alcuna violazione e che lo stato di conservazione era perfetto. Gli esami avvalorarono l’ipotesi secondo cui i fori trovati nell’arca e in corrispondenza della cassa erano serviti a sondarne l’interno senza danneggiare in alcun modo le ossa contenute in essa.
Gli studi compiuti hanno anche permesso di ricostruire le dispersioni di alcuni frammenti delle reliquie verificatesi durante le diverse aperture del sepolcro.
Non tutte le ossa del corpo di san Domenico sono contenute nell’arca. Alcune sono state disperse fin dalla prima apertura della cassa. I testimoni dell’evento poterono toccarle e affermarono che il profumo che da loro emanava rimaneva attaccato alle loro mani. Si sa che alcune furono portate a Liegi, altre in Ungheria (tra loro un dito, come un religioso riferì a un cronista del tempo).

In occasione di un’altra apertura un pezzo di costola fu portato in Francia e il frate che lo prese confessò il fatto alla sua morte. Le analisi del 1900 confermarono che questo è l’unico mancante tra le costole del sarcofago di san Domenico. Un dente fu portato in Francia e altri frammenti di ossa furono portati altrove, alcuni dei quali si trovano in chiese italiane, come un pezzo di metatarso che si trova in Santa Maria Novella a Firenze.
La dispersione avvenne anche nelle successive aperture, durante le quali i religiosi stessi donarono frammenti di reliquie a vari personaggi, alcuni dei quali fecero pressioni per averle. Un caso riguarda Ferdinando I di Parma, noto collezionista di reliquie, che, dopo lunghe vicende e sollecitazioni per averne una, riuscì ad ottenere, grazie a un ordine del papa, una piccola parte del cranio. I domenicani nulla poterono fare per evitarlo, ma nonostante ciò, cercarono di salvaguardare il più possibile le reliquie di san Domenico.
In seguito alle vicende politiche del 1700 i frammenti dati al duca di Parma furono dispersi. Di parte di loro si conosce la collocazione, al contrario di molti altri. Infatti, come affermato dai ricercatori bolognesi «di nessun santo si possono seguire con maggior precisione di particolari le vicende storiche delle reliquie; di nessun santo forse i resti mortali dopo più di sette secoli sono meglio conservati e meno dispersi».

Le analisi scientifiche sulle reliquie

_dsc7085-daweb-348Le reliquie del santo sono state sottoposte ad esami radiologici e antropologici a partire dal 1943, anno in cui sono stati aperti il sarcofago e il reliquiario che conteneva il suo teschio. Entrambi erano stati messi in salvo in un rifugio a più di cinque metri di profondità. Le analisi radiologiche sono state effettuate da Gian Giuseppe Palmieri, direttore dell’Istituto di radiologia dell’università di Bologna, mentre Elsa Graffi-Benassi, dell’istituto di antropologia della stessa università, ha rilevato «tutti i dati morfologici metrici che avrebbero consentito al prof. Fabio Frassetto, ordinario di antropologia, dopo una serie di minuziosi confronti dei principali ritratti di S. Domenico, di ricostruirne il volto e la figura fisica; il prof. Oliviero M. Olivo, ordinario di anatomia umana normale, sottoponeva all’analisi istologica le formazioni pilifere raccolte nella bambagia che era stata a contatto con il teschio; il prof. Attilio Branzi, incaricato di clinica odontoiatrica, eseguiva uno scrupoloso controllo delle molteplici reliquie dentarie del Santo allo scopo di garantirne l’autenticità. Contemporaneamente il dott. Alfonso d’Amato O.P: si era accinto ad un severo studio storico intorno alle molte vicende, cui furono soggetti, nel corso dei secoli, i resti mortali del grande "Atleta della fede cristiana"». E, come già detto, non solo le parti ossee furono oggetto di questi studi, ma anche alcuni pochi capelli rimasti e mantenuti nella bambagia.

volto di san Domenico ricostruito da Fabio Frassetto

volto di san Domenico ricostruito da Fabio Frassetto

In complesso gli studiosi hanno confermato anche la descrizione fisica del santo – l’unica pervenuta dato che non esiste alcun suo ritratto contemporaneo – ad opera della beata Cecilia Cesarini, una delle prime donne ad aderire all’ordine domenicano. Secondo il suo racconto san Domenico era un uomo con barba e capelli bruni o rossicci scuro, «di media statura e di corporatura minuta; aveva un bel viso e carnagione alquanto rosea; fulvi la barba e i capelli; occhi grandi. Dalla fronte irradiava una certa luminosità che a tutti ispirava rispetto e simpatia. Era abitualmente sereno e gioviale, a meno che fosse angustiato per qualche sofferenza altrui. Aveva mani belle e affusolate, voce forte ed armoniosa. Non fu mai calvo; la sua corona di capelli era completa, cosparsa di qualche filo bianco».
Nel 1944 le indagini fisiche furono sospese a causa delle vicende belliche e degli impegni militari di alcuni ricercatori, ma furono riprese dopo la guerra e concluse nel 1946. I risultati di questi studi sono confluiti in un volume uscito proprio nel 1946, ricco di immagini e tavole che lo completano. Oltre a descriverne le fattezze fisiche e allo stato di conservazione, le indagini hanno permesso al prof. Frassetto di ricostruire il volto di san Domenico che oggi si può ammirare nella cappella dell’arca.





Per approfondire

Carrellata di immagini dell’arca di san Domenico

P.A. D’Amato, G.G. Palmieri, E. Graffi-Benassi, A. Branzi, O.M. Olivo, F. Frassetto: Le reliquie di san Domenico. Storia e leggenda, ricerche scientifiche, ricostruzione fisica, a cura dell’Ordine domenicano e sotto gli auspici della Pontifica Accademia delle Scienze, Bologna 1946

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

7 Comments

  1. Mario

    Incredibile che le ricerche siano state fatte nel periodo peggiore della guerra!
    Sulle reliquie (in generale) lessi un interessante libretto di Runcimann “Ossa senza pace” (non ricordo né l’editore né l’anno di pubblicazione).

    Reply
    1. Magicamente Colibrì
      Magicamente Colibrì

      Sì, hai ragione, comunque a parte l’interruzione mi sembra siano state effettuate con scrupolosità.
      Leggere il libro da cui ho tratto le notizie ha suscitato davvero la mia curiosità circa le reliquie in generale. Molte le tematiche legate ad esse e mi riprometto di approfondire l’argomento. Grazie della segnalazione.

      Reply
  2. Mario

    Proprio in questi giorni sto leggendo il “Diario di viaggio” della pellegrina Egeria che, nel IV secolo, visitò i luoghi dell’Antico e del Nuovo Testamento: dopo secoli dagli eventi, le mostrano luoghi od oggetti biblici. P.e., il roveto ardente dove Mosè sentì la voce di Dio, oppure la tomba di Giobbe.
    Quando visitai Ebron nel 1982, mi fecero vedere la quercia di Mamre (un tronco secco tenuto in piedi con tiranti metallici) e l’area quadrata sul terreno dove Abramo avrebbe piantato la sua tenda (Gen18) ben 4000 anni fa!!!

    Reply
  3. Malles

    Credo che certe “reliquie” abbiano storia diversa da quello che si racconta.

    Condivido (purtroppo) il popolino è stato spesso “indirizzato”, anche perchè non chiedeva e non chiede altro che credere nel soprannaturale.

    Reply
    1. Magicamente Colibrì
      Magicamente Colibrì

      Sul fatto che le persone non chiedano altro che credere al soprannaturale ci sarebbe tanto da dire, perché la cosa ha molte sfaccettature. E le reliquie di san Domenico mi hanno dato l’opportunità di fare alcune riflessioni. Se riesco a dare loro una forma adeguata, potrei anche scrivere un post al riguardo, naturalmente facendo considerazioni generali e non in merito soltanto a queste reliquie.

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