I Magi e la stella di Betlemme



La Natività, la spiritualità persiana e l’astronomia

Il 6 gennaio si festeggia l’arrivo dei Magi alla stalla di Betlemme per conoscere il bambino inviato da Dio per salvare il mondo. La tradizione parla di re provenienti dall’oriente, ma oggi gli studiosi affermano che non erano re né personaggi di stirpe nobile. Su di loro, sulla loro reale esistenza e sulla stella che li avrebbe guidati nel loro viaggio sono state scritte molte cose.
In occasione di questa festività voglio condividere quello che due amici ne hanno scritto, anche se su fronti diversi, rispettivamente in un blog e in un contributo in un convegno di archeoastronomia.
Il primo, I Magi eterni, è di Michele Moramarco, saggista e studioso di storia delle religioni – in particolare di zoroastrismo – e autore del libro omonimo, ed è completato da un suo contributo audio. La prospettiva di Michele è quella spirituale e nell’audio amplia il discorso riferendosi al viaggio dei Magi come una metafora della vita.
Il secondo scritto è uno studio scientifico di Mario Codebò, ricercatore di archeoastronomia, che in collaborazione con Ettore Bianchi e Giuseppe Veneziano lo ha presentato a diversi convegni della Società Italiana di Archeastronomia e della Associazione Ligure per lo Sviluppo degli Studi Archeoastronomici una loro ricerca sull’argomento sviluppata in più articoli..

I Magi eterni

di Michele Moramarco

Narra il Vangelo di Matteo (2, 1-12) che alla nascita di Gesù giunsero dall’Oriente, per rendergli omaggio (inchinarsi, questo significa proskunesai, non "adorarlo") dei Magi (mágoi), sacerdoti dell’antica fede di Zarathushtra. Durante l’epoca dei Parti, dal III sec. a.C. al III sec. d.C., sul cui fulcro temporale ebbe luogo la Natività, la religione dell’antico Iran – a contatto con le culture ebraica e ellenistica – assunse tratti universalistici, poi esplicitati nel Farvardin Yasht (Inno agli spiriti celesti), in cui si proclama la venerazione per i giusti di ogni terra, anche quelli di Rûm, termine che indica Roma – strenua avversaria dei Persiani – e il suo impero.
La storia dei Magi non va letta soltanto come tocco fiabesco nella narrazione o come espediente per attrarre alla fede in Gesù Cristo la comunità zoroastriana presente in Antiochia, dove il Vangelo di Matteo fu quasi certamente trasmesso (ed il termine "cristiani" usato per la prima volta, v. At. 11,26). Significa di più: forse è la chiave per leggere nella sua autentica prospettiva la missione di Gesù, agente del Dio di Luce, "veicolo" di quel Logos (Parola) che dà forma e congruità al cosmo. Indica continuità tra Zarathushtra e Gesù.

Zarathustra

Zarathustra

Ciò trova riscontro in diversi dati storici e scritturali: il contatto tra Ebrei e Persiani, durante l’esilio di Israele in Babilonia, aveva immesso nell’alveo biblico vari elementi del linguaggio e del patrimonio religioso mazdeo – nel successivo Libro di Tobia (3,8) lo spirito malefico è chiamato Asmodeo  [Ashmodai], da Aeshma daeva che designa nella tradizione zoroastriana l’entità della furia – e la comunità degli Esseni insisteva sul conflitto tra Luce e Tenebre (sia pure sotto la "supervisione" divina), come i manoscritti di Qumrân attestano.
Ma la prova più rilevante sta nel gran numero di riferimenti all’Avversario reperibili nei Vangeli, assolutamente sproporzionato a quello degli stessi nell’intero Antico Testamento, che è ben più corposo. Ciò si spiega solo con l’avvenuta inserzione di un elemento alieno alla religione ebraica istituzionale (e neppure derivante dalla religiosità ellenistica): quell’elemento proveniva verosimilmente dalla tradizione mazdea, che a partire dalle Gatha, gli inni attribuiti a Zarathushtra, aveva rilevato in modo netto la presenza del male nel mondo e la necessità di vincerlo.

Il viaggio dei Magi, la Rosa+Croce e il santo Pellegrino

di Michele Moramarco


I Magi e la stella

I Magi e la stella

Ipotesi astronomica sulla "Stella di Betlemme"

di Ettore Bianchi, Mario Codebò, Giuseppe Veneziano

La stella e l’adorazione dei Magi nell’iconografia cristiana

Le fonti storiche in cui si parla della stella di Betleem e dei Magi si riducono in realtà al solo Vangelo di Matteo che, fra i quattro Vangeli canonici (gli altri tre sono quelli di Marco, Luca e Giovanni), è l’unico che ne parla. Il Vangelo di Luca, che pure è quello che si dilunga molto di più di tutti gli altri sui particolari della Natività, neppure menziona i saggi uomini che dall’Oriente vennero guidati da una stella fino alla presenza di Gesù per portargli doni. Eppure, entrambi i Vangeli furono composti nella seconda metà del I secolo d.C. Essi concordano in molte cose; sul fatto che Gesù nacque a Betleem, che ciò accadde durante gli ultimi anni del re Erode il Grande, che la sua nascita fu preannunciata da un angelo. Ma solo in Matteo si parla di questo evento astronomico che guidò i Magi…

Betlemme

Betlemme

Matteo 2,1-2

«Essendo Gesù nato a Betleem di Giudea ai giorni del re Erode, ecco, degli astrologi [i Magi] vennero da luoghi orientali a Gerusalemme, dicendo: "Dov’è il re dei giudei che è nato? Poiché vedemmo la sua stella [quando eravamo] in oriente e siamo venuti a rendergli omaggio"».
Il termine "in oriente", che deriva da una traduzione letterale del testo greco en ti anatoli, secondo alcuni studiosi, tra cui il celebre archeologo biblico W.F. Albright, potrebbe celare un significato più profondo. Esso potrebbe anche significare "alle prime luci dell’alba" o "nelle luci dell’aurora" ponendo così in evidenza quando la stella era osservabile più che dove: cioè all’alba, al sorgere eliaco.
Un altro fatto interessante è che nei passi biblici non si parla di grotta [Nota 1], e non si parla neanche di stalla, ma di una "casa", segno che dal momento della nascita al momento dell’adorazione dei Magi erano intercorsi parecchi mesi, mesi durante i quali il fenomeno astronomico era rimasto ben visibile agli astrologi. Perciò, all’epoca del suo incontro con i Magi, Gesù poteva avere già diversi mesi. A indicare che non era più un neonato c’è il fatto che, quando i Magi non tornarono da Erode, questi ordinò l’uccisione di «tutti fanciulli di Betleem e di tutti i suoi distretti, dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era accuratamente informato dagli astrologi». (Matteo 2,16).

Nota 1 – Il termine grotta, tanto caro all’iconografia natalizia simboleggiata dal presepio, appare per la prima volta in uno scritto apocrifo, il Protovangelo di Giacomo, composto agli inizi del II secolo d.C.
Natività - Giotto

Natività – Giotto

Cosa era allora quel segno nel cielo? Dal testo biblico emerge subito una prima importantissima constatazione: Matteo non fa assolutamente cenno ad una cometa, ma parla di una stella nel senso generico del termine. Il simbolismo della cometa appare per la prima volta nell’iconografia cristiana all’inizio del XIV secolo. Nel 1301 Giotto da Bondone aveva osservato personalmente la fantastica apparizione della cometa di Halley e, nel 1304, quando dovette affrescare la Cappella degli Scrovegni a Padova, non resistette all’idea di disegnarla sulla scena della Natività. In numerosissimi altri dipinti dell’epoca essa appare quasi invariabilmente come una semplice stella o, tutt’al più, come un globo luminoso.
Quale fenomeno, dunque, può aver attirato l’attenzione dei Magi? Di seguito analizzeremo tutti i possibili casi che possono permettere una interpretazione astronomica di questo fenomeno.

Analisi astronomica della stella di Betlemme

Sulla natura del fenomeno astronomico narrato nel Vangelo di Matteo sono state avanzate numerose interpretazioni, a volte alquanto bizzarre. Comunque, le interpretazioni più attendibili si possono ricondurre in realtà a pochi eventi celesti, i quali vengono esposti di seguito.
1 Il pianeta Venere […]
2 L’ipotesi cometaria […]
3 Nova o Supernova […]
4 La congiunzione apparente planetaria [Nota 2]
È forse l’ipotesi che allo stato attuale gode di più credito tra gli studiosi di questo affascinante avvenimento. […] fu avanzata da Keplero, nel 1603. In quell’anno egli fu testimone di una stupenda congiunzione apparente tra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Ciò fece maturare in lui la convinzione che un tale fenomeno potesse avere avuto un profondo significato simbolico per i Magi. Partendo da questa base Keplero calcolò a ritroso la posizione dei due pianeti e si accorse che nell’anno 7 a.C. Giove e Saturno erano entrati in congiunzione apparente fino ad un grado di separazione angolare, misura corrispondente a due volte la grandezza della Luna piena. Ma, cosa più eclatante, ciò era avvenuto per ben tre volte di seguito in un anno e sempre nella stessa costellazione, quella dei Pesci, rispettivamente il 29 maggio, il 29 settembre e il 4 dicembre. Le congiunzioni triple tra Giove e Saturno si ripetono ogni 120 anni, ma ci vogliono circa 800 anni perché questo avvenga nella costellazione dei Pesci.

Nota 2 – Secondo un uso errato purtroppo ormai consueto, si usa il termine congiunzione – che propriamente esprime l’identica ascensione retta di due o più corpi celesti – per indicare la vicinanza apparente di due corpi sullo sfondo del cielo. Questo fenomeno tecnicamente si esprime come separazione angolare. Per venire incontro ad entrambe le esigenze, noi usiamo qui il temine congiunzione apparente per indicare la separazione angolare. Essa viene definita stretta quando i corpi sono talmente vicini da entrare nel campo visivo di un telescopio. Essa viene definita tripla quando i due o più corpi celesti si avvicinano ed allontanano per tre volte nell’arco di tempo di un anno solare.
I Magi e la stella - Sant'Apollinare (Ravenna)

I Magi e la stella – Sant’Apollinare (Ravenna)

Questo fenomeno, dal punto di vista astrologico, è pregno di significati simbolici, i quali di certo non dovettero sfuggire ai Magi. Secondo lo scrittore rabbinico medioevale Isaac Abrabanel (o Abarbanel), la costellazione dei Pesci godeva di un significato assolutamente particolare per gli Ebrei. Per gli astrologi medioevali quella dei Pesci era considerata la “casa degli Ebrei”; Giove era considerato il pianeta dei re; Saturno era il pianeta protettore della Palestina. Questa interpretazione troverebbe conferma anche in Tacito, il quale identificava Saturno con la divinità che in Israele veniva adorata il giorno di sabato, Jahvèh o Geova. Che Giove incontrasse Saturno sotto il segno dei Pesci per ben tre volte era un chiaro segno che un Re potente era comparso in Palestina. Inoltre questo fenomeno, protrattosi per un periodo di tempo così lungo, può benissimo aver accompagnato i Magi durante il loro viaggio verso la Giudea.

A corroborare invece la data del 2 a.C. ci furono alcuni eventi astronomici rilevanti, che furono descritti da astronomi cinesi e da numerosi autori classici perché in coincidenza con importanti celebrazioni avvenute a Roma per il 25° anniversario dell’incoronazione di Cesare Augusto (Ottaviano), durante le quali il Senato gli conferì il titolo di “Padre della Patria”, e che coincidevano anche con il 750° anniversario della fondazione di Roma. Il 17 febbraio del 2 a.C. Giove entrò in congiunzione apparente con Regolo, la stella più brillante della costellazione del Leone. Il 17 giugno dello stesso anno Giove e Venere furono in congiunzione apparente sempre nella costellazione del Leone. L’8 maggio Giove si avvicinò per la terza volta in pochi mesi a Regolo. Il 27 agosto, infine, Giove, Marte, Venere e Mercurio si trovarono tutti raggruppati in una piccola zona sempre nella costellazione del Leone. Anche questi ultimi eventi acquistano un profondo significato simbolico dal punto di vista astrologico. La costellazione del Leone, la prima dello Zodiaco, governata dal Sole, rappresentava il potere dei sovrani. La sua stella più brillante, Regolo, derivava il suo nome proprio dal suffisso latino rex (cio&eagrave; re) ed era considerata la stella che proteggeva i sovrani. Giove era considerato il dio protettore dell’impero e Venere era ritenuta la madre della famiglia Augusta. Il fatto che tutti questi oggetti celesti si incontrassero il 17 giugno del 2 a.C. con la Luna piena (sacra a Giove) nella costellazione del Leone, non deve essere certamente sfuggito a coloro che osservavano il cielo per trarre buoni auspici e per avere più ampie conferme della benevolenza degli dèi verso il tanto acclamato imperatore.

La cometa dipinta da Giotto

La cometa dipinta da Giotto

Lontano da Roma e dal suo potere, l’evento può essere stato interpretato in relazione all’avvento di un nuovo regno, forse non necessariamente di origine terrena, e alla nascita di un nuovo re. Un’altra profezia facente riferimento alla nascita di Gesù è quella di Numeri 24, 17 «Una stella certamente verrà da Giacobbe, e uno scettro si leverà da Israele».
La stella (significato simbolico) è riferita inizialmente al re Davide, ma viene applicata successivamente dalle profezie di Geremia 23,5 e di Ezechiele 21,27 allo stesso Gesù Cristo, il quale, secondo le genealogie esposte nei Vangeli di Matteo e di Luca, è un diretto discendente del re Davide. Anche in questo caso, la nascita di un re, celeste, viene dunque metaforicamente rappresentata dall’apparire di una stella.

Chi erano i Magi?

La tradizione e l’arte religiosa menzionano spesso la figura di tre "Re Magi" che furono condotti da una stella al luogo della nascita di Gesù. In realtà il Vangelo di Matteo parla dei Magi al plurale, ma senza menzionarne il numero e senza affermare che fossero re persiani, come qualcuno sostiene. […]
I Magi erano… in realtà sacerdoti e astrologi, secondo alcuni studiosi, provenienti dalla città di Sippar, dove esisteva una rinomata scuola di astrologia. Un testo arabo, conservato alla Laurenziana di Firenze li ricollega addirittura al culto di Zarathustra, fondatore della dottrina del mazdeismo, del magismo e delle pratiche esoteriche. Questo collegamento viene confermato da un testo apocrifo risalente al medioevo, il cosiddetto Vangelo Arabo sull’Infanzia del Salvatore dove si legge: «Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco che dei Magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni…». […]

Fravahar - simbolo dello zoroastrismo

Fravahar – simbolo dello zoroastrismo

La stella di Betleem nelle Sacre Scritture: le possibili risposte

Al di là di tutte le supposizioni che si potrebbero fare, le Sacre Scritture rimangono comunque la fonte privilegiata da cui trarre informazioni sull’affascinante e misterioso fenomeno della stella di Betleem. […]

Conclusioni

Nel presente lavoro abbiamo analizzato e confrontato tra loro le forti aspettative escatologiche sorte nel mondo mediterraneo tra il I secolo a.C. ed il I secolo d. C. e la singolare concomitanza di eventi astronomici coevi. Abbiamo concluso che tra queste due realtà vi sono rapporti assai più stretti di quanto fin’ora ipotizzato ed abbiamo sviluppato una tesi sull’identità della stella di Betlemme – i punti equinoziali γ ed Ω – fino ad oggi, a quanto ci risulta, mai avanzata. Nel fare ciò abbiamo dovuto addentrarci nella lettura di svariate fonti giudaico-cristiane extrabibliche e pagane, nelle quali abbiamo con sorpresa trovato frequenti e talora consistenti riferimenti astronomici. Tutto ciò ci ha ulteriormente convinti – sostanzialmente in accordo con De Santillana e von Dechend (De Santillana G., von Dechend H. 2004) – che il peso e l’importanza dell’astronomia nelle culture del mondo classico e forse anche pre-classico sia stata in gran parte sottovalutata.

Cometa di Halley

Cometa di Halley

Per approfondire

I re magi. La vera storia: documentario andato in onda su Focus il 5 gennaio 2016 e con interviste, fra gli altri, a Michele Moramarco, Mario Codebò e Giuseppe Veneziano.

Bianchi E, Codebò: "Considerazioni astronomiche sulle aspettative messianiche giudaico-cristiane" in Atti dell’VIII Seminario A.L.S.S.A. di Archeoastronomia, Genova 22-23 aprile 2005, pp. 82-94

Bianchi E, Codebò M., Veneziano G.

Codebò M.

Moramarco M.: Cristo e Zoroastro

Moramarco M., Moramarco G.: I Magi eterni, ed. Om, Bologna

Veronesi A.: "La Stella di Betlemme vista dai Magi" in Atti del XII Seminario ALSSA di Archeoastronomia

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

6 Comments

  1. Gaetano Barbella

    Da sempre è stato tentato di ipotizzare quale sia stata la stella che i Magi “videro” per giungere a Betlemme per adorare il Bambino Gesù. Ma l’astro che tutti, compreso i cultori di esoterismo, hanno cercato di intravedere nel firmamento la cercavano come se fossero normali astronomi, ma hanno ignorato il fatto che i magi dovevano aver visto la stella in questione con la vista interiore, essendo dei magi, ossia erano dei chiaroveggenti. Non solo, ma questo astro non poteva essere un oggetto luminoso comune, tanto da costituire quale segno particolarmente lucente, magari abbagliante – mettiamo una cometa. Ma doveva aver fatto capire ai magi, molte cose di ordine spirituale in modo da persuaderli che era il Messia e come trovarlo, ad essere annunciato tramite la “luce eterica” che essa emanava. Per esempio l’astro poteva riguardare materialmente una supernovae che esplodeva in un cosmo distante molte migliaia di anni luce dalla Terra e per questa ragione neanche con un normale telescopio oggi la si potrebbe vedere. Insomma poteva essere in atto in quel cosmo un’aspra battaglia esistenziale – mettiamo – come quella fra le schiere angeliche di Michele contro le altre di Lucifero. Di qui la creazione di nuove prospettive esistenziali che richiedevano esseri divini a vari livelli, per creare situazioni redentive in epoche da venire, così come è stato con la venuta del Messia. Insomma la questione della “stella” posta in evidenza dal vangelo di Matteo è ben più importante di quanto può sembrare all’esegesi cristiana exoterica. E se questo ragionamento non è stato mai fatto in tal modo in seno al cristianesimo, secondo me lo richiedeva in linea esoterica.
    In quanto alla supernovae che può rientrare nel caso in discussione, la candidata può essere la N63A facente parte della Grande Nube di Magellano nell’area compresa nella costellazione di Dorado. Essa dista dalla Terra più di 2000 anni luce ed è stata avvistata l’8 giugno 2005 dall’orbitante Hubble Space Telescope.
    Gaetano Barbella

    Di questa supernovae ne parlo in questo articolo “UN FATTO STRAORDINARIO ACCADUTO PIÙ DI 2000 ANNI FA”, di cui al link: http://tanogabo.com/un-fatto-straordinario-di-piu-di-2000-anni-fa/?

    Reply
  2. Magicamente Colibrì
    Magicamente Colibrì

    Grazie, Gaetano, per il tuo commento. Nell’articolo ho riportato le considerazioni di due amici che se ne sono interessati: Michele Moramarco, che l’ha affrontato dal punto di vista spirituale, e Mario Codebò, che l’ha analizzato dal punto di vista scientifico. Dal suo lungo articolo, scritto in collaborazione con altri due studiosi – E. Bianchi e G. Veneziano -, ho tratto solo una delle ipotesi formulate. Ora colgo l’occasione, visto che parli di Nova o Supernova, di riportare ciò che loro hanno scritto in merito a questa ipotesi.

    Nova o Supernova
    In astronomia si definisce Nova (o Stella Nova) quella stella la cui luminosità aumenta improvvisamente per un tempo relativamente breve, fino a diventare 60-80 mila volte quella iniziale. In entrambi i casi (Nova o Supernova) la luminosità presenta un aumento repentino, un massimo, seguito da un lento declino fino a una magnitudine all’incirca uguale a quella precedente lo stato iniziale (nel caso delle Novae), o fino a scomparire del tutto alla vista (nel caso delle Supernovae).
    L’ipotesi di una Nova alla base del fenomeno della stella di Betleem fu formulata dall’astronomo polacco Johannes Keplero quando, il 9 ottobre 1604, fu testimone dell’esplosione di una supernova (battezzata poi come stella nova di Keplero) apparsa nella costellazione di Ofiuco. Questa supernova divenne per alcune settimane brillante come Venere, per cui Keplero pensò che un simile avvenimento potesse essere all’origine della stella descritta nel Vangelo di Matteo.
    A sfavore di tale ipotesi giocano però alcuni fattori. Innanzi tutto, tale fenomeno è in realtà estremamente raro da osservarsi ad occhio nudo, dal momento che per essere visibile deve avvenire nella nostra galassia. Nessuna supernova è stata più osservata nella Via Lattea dai tempi di Keplero [L’ultima supernova visibile senza l’ausilio di strumenti ottici – battezzata 1987A – esplose il 24/02/1987 nei pressi della nebulosa della Tarantula, nella Grande Nube di Magellano (una delle sei galassie satelliti che orbitano attorno alla Terra e che è visibile nell’emisfero australe). Se si calcolano invece gli eventi all’interno della nostra galassia, l’ultimo visibile ad occhio nudo fu quello di Keplero nel 1604]. Si stima che la frequenza media di un tale avvenimento all’interno della nostra galassia, sia di un evento ogni 400 anni. Un altro fattore che tende ad escludere l’ipotesi della stella Nova è che il periodo di massima luminosità va da pochi giorni a tre settimane circa, mentre il fenomeno osservato dai Magi durò molti mesi.

    Reply
    1. Gaetano Barbella

      Grazie della risposta cui però mi permetto di replicare segnalandoti alcune cose. Intanto ti segnalo di aver scritto un breve saggio rimandandoti al link:
      http://tanogabo.com/un-fatto-straordinario-di-piu-di-2000-anni-fa/?
      Qui, rifacendomi a quanto già detto col commento su cui stiamo ragionando, di saliente evidenzio il fatto di una supernova, la N63A rilevata dall’orbitante Hubble Space Telescope, l’8giugno 2005, mostrando la relativa foto: ovviamente non visibile a occhio nudo.
      Naturalmente occorre dire che questa supernova ed altre dello spazio remoto, perciò anche quella indicata da Keplero,non possono assolutamente essere viste al tempo dei fatti dei tre magi evangelici. Perché? Ma è per la semplice e stupida ragione del limite della velocità della luce. Per esempio, la N63A, che io segnalo, riguardava una colossale esplosione nella Grande Galassia di Magellano avvenuta dai 2000 e molti più anni fa, forse nemmeno visibile ai tre Magi in questione, ammesso che ricevessero segnali di un loro telescopio orbitante, come quello che è servito per mandare a terra le foto della N63A.
      La questione che tu non esamini attentamente, e così tutti quelli che si affannano a fare previsioni come quelle in discussione, è che i magi di 2000 anni fa erano dei veggenti grazie alla loro vista eterica: mi riferisco al potere del cosiddetto “terzo occhio” noto in esoterismo: cosa acclarata in relazione ai miracoli dei santi che mostrano di avere capacità cosiddette paranormali, di questo genere e di altri grazie proprio al “terzo occhio”.
      La capacità visiva “eterica” dei magi (e non quella normale di tanti altri a loro contemporanei e poi senza trascurare Gesù che “vedeva” in questo modo) poteva permettere loro di “vedere” il fenomeno – mettiamo – di una supernova o anche di un qualsiasi altro astro. Non solo ma grazie a questa capacità visiva “eterica” erano in grado di risalire al mondo della cause di quella esplosione (che di per sé non gli poteva dire nulla, eccetto che abbagliarli onde “destarli”). E solo così i tre venivano a sapere della nascita di Gesù annunciata nel tempo. Per quei magi leggere nella stelle è diverso dal leggere degli astrologi di oggi che si rifanno alle osservazioni astronomiche che sappiamo. Insomma la velocità di percezione del “terzo occhio”, ossia “eterica”, non è come quella normale della luce. Come voler dire che essa è in grado di sopravanzare il tempo ordinario e così permettere la lettura del passato.
      Naturalmente, tutto il mio sforzo per mostrarti la realtà di chi è diverso da noi come quei magi, come i santi della Chiesa, come Gesù infine, è vano. Perciò scusa se ti ho infastidito con questa replica.
      Cari saluti, Gaetano

      Reply
      1. Magicamente Colibrì
        Magicamente Colibrì

        Gaetano, scusa la replica tarda al tuo commento. Il fatto è che me ne sono accorta da poco. Prima di tutto rispondo alla tua osservazione che l’ipotesi della supernova è da scartare. Nel post questa è menzionata insieme ad altre ipotesi formulate per spiegare la stella di Betlemme, mentre quella relativa alla congiunzione apparente planetaria è riportata per intero in quanto, secondo gli autori dell’articolo, “è forse l’ipotesi che allo stato attuale gode di più credito”. Ed è quella che a me interessava evidenziare.
        Inoltre scrivi: “La questione che tu non esamini attentamente e così tutti quelli che si affannano a fare previsioni come quelle in discussione è che i magi di 2000 anni fa erano dei veggenti grazie alla loro vista eterica”.
        Intanto io non ho esaminato il problema, perché non l’ho studiato né preso in considerazione come gli autori che ho citato e nessuno di loro fa previsioni. Se tu leggi attentamente ti renderai conto che loro hanno studiato i testi che ne parlano e non solo, hanno conoscenze nel campo spirituale, in particolare Michele Moramarco sullo Zoroastrismo, e in campo astronomico, Mario Codebò, Ettore Bianchi e Giuseppe Veneziano.
        Tu affermi che i magi erano veggenti ma credo che nessuna fonte dica che avessero la capacità di “vedere oltre” e che solo così avrebbero potuto vedere il fenomeno. Le conoscenze astronomiche dell’antichità e la capacità di osservazione dei fenomeni celesti erano molto sviluppate, nonostante la mancanza di strumenti sofisticati.
        Inoltre, se vai a rileggere, nell’articolo dei tre ricercatori che si sono occupati del fenomeno dal punto di vista astronomico, si parla anche di astrologia e del simbolismo legato ad esso.
        Il tuo commento non mi ha infastidito, ma mi permette di spiegare che nel riportare questi contributi ho inteso far vedere come da testi legati ad aspetti spirituali, come le Sacre Scritture delle grandi religioni, si possano indagare anche dal punto di vista scientifico e storico eventi interpretati in termini straordinari.
        Un’ultima precisazione: io cerco sempre un equilibrio tra spiegazioni spirituali, esoteriche, metafisiche e conoscenze scientifiche. Non è sempre facile e possibile, perché in certi casi possono prevalere le une o le altre. Nel caso in questione l’evento è visto da due prospettive, che – a mio parere – si completano.
        Con questo ritengo che la discussione possa finire qui, ringraziando chi vi ha partecipato.

        Reply
  3. Mario Codebò

    Riassumo sinteticamente per gl’interessati gli aspetti astronomici della Stella di Betlemme secondo la nostra teoria (Bianchi, Codebò, Veneziano, Veronesi).
    La triplice congiunzione Giove-Saturno consiste nel fatto che Giove, apparentemente più veloce, raggiunse Saturno (viaggiando da W verso E), apparentemente più lento, il 04/06/7 a.C. e gli si avvicinò fino a 1,07469°.
    Il 23/07/7a.C. i due pianeti cominciarono a muoversi entrambi in senso inverso o retrogrado (da E verso W. Si tratta di un fenomeno di pura prospettiva dovuto al fatto che la Terra, più veloce, li supera entrambi e quindi i due “sembrano” muoversi all’indietro).
    Il 23/09/7 a.C., si avvicinarono fino a 1,05376°.
    Il 13/11/7 a.C. ricominciarono a muoversi da W verso E, si avvicinarono un’ultima volta il 13/12/7 a.C. fino a 1,15389° e poi si allontanarono definitivamente ognuno per conto proprio (essendo Giove più veloce di Saturno).
    Noi pensiamo che i Magi si fossero mossi quando videro che i pianeti avevano cominciato a muoversi da E verso W (moto retrogrado) il 23/07/7 a.C. e li abbiano seguiti in tale direzione fino al 13/11/7 a.C. (quando i due pianeti si arrestarono e ricominciarono a muoversi di moto diretto da W verso E); è questo il momento in cui la stella si “fermò” (εστάθη) sulla casa (οικια) del bambino (παιδίον) ed i Magi vi entrarono dopo avere viaggiato per quasi quattro mesi.
    È importantissimo notare (cosa non messa in evidenza dal documentario ma detta da me quando Veneziano ed io siamo ripresi al computer) che questi movimenti di Giove e Saturno avvennero interamente nella costellazione dei Pesci dove stava entrando proprio in quegli anni l’equinozio di primavera (o punto gamma), mentre l’equinozio di autunno stava entrando in Vergine. Questo ingresso del punto gamma nei Pesci dava inizio alla nuova Era Zodiacale dei Pesci (e faceva cessare quella precedente dell’Ariete) da cui tutti, in tutto l’impero romano e dintorni, si aspettavano il ritorno dell’Età dell’Oro (crf. la IV Bucolica di Virgilio). Il punto gamma iniziò il suo ingresso in Pesci intorno al 50 a.C. e riteniamo che non sia un caso che Giulio Cesare abbia riformato il vecchio calendario di Numa Pompilio proprio il 46 a.C.!
    Questo fenomeno – una triplice congiunzione di Giove-Saturno in una costellazione in cui sta entrando il punto gamma – è rarissimo: dal 30000 allo 0 a.C. si è verificato solo 5-6 volte e prima del 7 a.C. si verificò solo nel 4038 a.C.: riteniamo che non sia un caso che la data biblica della creazione sia intorno al 4000 a.C.!
    I Magi ebbero poi anche un’altra ragione astronomica per muoversi: secondo l’Avestā, il Saošyant (una sorta di salvatore zoroastriano) doveva nascere da una vergine alla fine della durata della creazione da parte di Ahura Mazdā, calcolata in 12000 anni.
    Nel XIV millennio a.C. la situazione era rovesciata: il punto gamma (o equinozio di primavera) era in Vergine e l’equinozio di autunno era in Pesci.
    Quando i Magi videro che la situazione stava diventando speculare rispetto a 12000 anni prima – cioè che il punto gamma stava entrando in Pesci e l’equinozio di autunno in Vergine – capirono che stavano finendo i 12000 anni della creazione di Ahura Mazdā e che stava per nascere il Saošyant. Il moto retrogrado (da E verso W) della triplice congiunzione Giove-Saturno determinò il momento della loro partenza, il momento del loro arrivo e la direzione da seguire. Il perché lo dirò in un prossimo articolo.
    Riteniamo che questi eventi astronomici, realmente accaduti, non contrastino affatto con un’interpretazione metafisica del fenomeno, in particolare con:
    1) l’illuminazione interiore;
    2) il ruolo di Salvatore attribuito a Gesù.
    Il punto 1 è facilmente spiegato col fatto che i Magi abbiano intimamente compreso da segni esterni (i segni dei cieli di cui parlano anche i Vangeli) che stava per concludersi un periodo di attesa: un evento esterno provocò un’illuminazione interiore.
    Il punto 2 torna a vantaggio dell’ipotesi di Gesù salvatore universale già sostenuto dalla Patristica. Gli Apolgeti ed i Padri della Chiesa già proposero che la προσκύνεσις dei Magi fosse il primo riconoscimento da parte di “gentili” (ovvero non ebrei) della sua natura di Unto del Dio unico (quale anche Ahura Mazdā è definito). I Magi, portatisi fino a Betlemme dietro alla stella del Saošyant ed alla di lui ricerca e trovando il Cristo, parebbero confermare che nel bambino Gesù si riunivano le due nature di Saošyant e di Cristo, salvatore universale.
    Non ci pare quindi che esistano reali contrasti tra punti di vista differenti.
    Certamente vi furono contatti ed influenzamenti forse reciproci fra ebraismo e zoroastrismo attraverso la mediazione di Babilonia e probabilmente a partire dal VI secolo a.C. Infatti secondo Paolo Sacchi la teologia della salvezza tramite un figlio di Davide – cioè un Messia – prende corpo durante l’esilio babilonese della tribù di Giuda che riesce a non perdere la propria identità di fronte alla nettamente superiore cultura babilonese, assorbendo in parte questa e sottomettendola al dio unico YHWH. Giuda ci riesce a differenza delle altre dieci tribù del regno di Samaria che, deportate in Assiria circa 150 anni prima, si dispersero probabilmente assimilate in quella cultura. Con esse scomparve anche la loro teologia della salvezza che consisteva nella necessità assoluta che ogni singolo individuo della popolazione osservasse scrupolosamente la legge mosaica. Bastava che anche un solo individuo commettesse una mancanza che subito le conseguenze negative si sarebbero riflesse sull’intera comunità. Invece la teologia della sakvezza elaborata nel Regno di Giuda, permetteva una maggiore elasticità (anche al costo di un rilassamento della morale): la salvezza sarebbe giunta attraverso un consacrato (o unto) della discendenza di Davide e non per i meriti di tutto il popolo. La tribù di Giuda poté quindi stringersi intorno a questa speranza e conservare la propria identità culturale.
    Traccia evidente del riuscito tentativo di subordinare la superiore cultura babilonese ed il suo politeismo al dio unico YHWH la si può leggere nella letteratura apocalittica che nacque proprio durante il (o a seguito del) esilio babilonese: le numerose divinità del cielo babilonese diventano “angeli” subordinati a YHWH, alcuni a lui fedeli, altri a lui ribelli. Ed in particolare i sette pianeti (cioè gli astri a declinazione variabile, che cambiano posizione rispetto alle stelle fisse, esclusi Sole e Luna), che erano gli dei maggiori nel pantheon babilonee, diventano le “…sette stelle… che hanno trasgredito l’ordine del Signore fin da prima del loro sorgere perché non sono arrivate al tempo stabilito per loro…” (Libro dei Vigilanti XVIII,13-15).
    Analogamente “Ahriman creò i sette pianeti -detti anche i sette generali di Ahriman – per sottrarre quella bontà alla creazione di Ôrmazd, in avversione al Sole, alla Luna ed ai dodici segni dello zodiaco. Ed ogni bene che quegli astri donano in sorte alla creazione di Ôrmazd, quei pianeti, per quanto possono, lo tolgono loro e lo danno alla magica potenza dei demoni, agli spiriti mentitori ed ai malvagi” (Dàtistàn i Menok é Khrat = Le decisioni della Ragione Celeste, cap. XII).
    Questi pianeti “erranti” sono sette, esclusi Sole e Luna, perché Mercurio e Venere, visibili solo al mattino o alla sera e non tutta la notte, erano “contati” come quattro corpi celesti diversi. Essi quindi, con Marte, Giove e Saturno, visibili tutta la notte, formano i sette astri che cambiano la loro posizione; errano; sono, cioè, πλανητης.

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