Entità A – La morte, il sonno riparatore e la visione panoramica della vita



In occasione del 2 novembre, in cui ricorre la commemorazione dei defunti, mi piace proporre questi due brani tratti dalle comunicazioni medianiche dell’entità A ricevute attraverso la medianità di Corrado Piancastelli. Andrea, questo il nome con cui si è presentata l’entità, parla dei momenti successivi alla morte e di ciò che prova lo spirito. Inoltre spiega che lo spirito non avverte dolore, perché la sofferenza è propria del corpo fisico. Parla poi della necessità del cosiddetto sonno riparatore e del significato di quella che viene chiamata visione panoramica della vita, cioè la visione dei fatti essenziali (per lo spirito) della vita materiale appena conclusa.

La crisi della morte

crisantemi-02-279Quando un uomo muore, trapassa, lascia il corpo, avverte improvvisamente come una grande separazione, come se qualcosa gli si fosse scrollato di dosso… La sua condizione è essenzialmente una condizione di confusione mentale. Egli avverte la leggerezza della propria attuale esistenza, avverte il distacco dalle cose caduche; egli avverte soprattutto, come tutto quanto era prima oggetto di sue osservazioni dirette, diventa lontananza, trasparenza, e tutto gli appare così, leggero, lontano, quasi strano.

crisantemi-01-279Egli si ritrova non più a ragionare entro il metro del suo cervello umano, ma secondo una visione interiore, e quel che osserva non è più lungo i particolari, ma lungo superficialità di linee sulle quali i contorni acquistano sfumature varie. Egli avverte l’intima realtà di una essenza che soverchia la materialità dell’idea e che s’innalza oltre lo stimolo di una carne non più esistente ed aleggia libero, leggero, oltre i limiti del proprio io (terreno) […]
Questo essere, lasciato il corpo, si accorge immediatamente dell’enorme differenza che c’è fra la sua condizione attuale e quella di pochi attimi precedenti, e tutto intorno è immersione, tutto intorno è quasi sbigottimento, tutto intorno è quasi una calma tensione, un’essenza che lo soverchia: tutto ciò che è della Terra diventa relativo…

da G. di Simone: Rapporto dalla Dimensione X, ed. Mediterranee, pag. 80-81

Nota – Per quanto riguarda il trauma subito al momento della morte, questo è il commento di G. di Simone: «Il trauma è anche causato dalla brusca rottura del cordone fluidico (perispirito per gli spiritisti kardechiani) che collega spirito (relativamente) e complesso animico al corpo fisico, come una specie di "canale vitalizzante" e "attivatore" sul piano psicoenergetico». Il complesso animico è, in altre parole, l’anima.

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Il sonno letargico e la visione panoramica della vita

crisantemi-03-270Chi muore in realtà non soffre. La sofferenza, come ben sapete in quanto noi lo abbiamo già detto, è semmai del corpo. Un corpo può soffrire perché una certa morte può essere dolorosa in senso biologico, certamente. Ma la morte, come dolore, non tocca lo spirito in sé, cioè non è il fenomeno della morte a dare dolore: è quello della malattia a dare dolore. La distinzione è importante, soprattutto tenendo conto di tanta gente, a comprova di ciò, che muore tranquillamente o muore, come voi dite, senza accorgersene, passando dal sonno alla morte.

crisantemi-04-240Sì, certo, morire così è comodo, è bello, è simpatico. è simpatico in quanto non si ha quello choc violento del dolore materiale, ma in ogni modo, questo comprova che la morte, senza un fatto fisico doloroso, in sé non ha alcun dolore. E non potrebbe averlo, un dolore, in quanto la morte, da un punto di vista strettamente spirituale, è l’allontanamento dello spirito dal corpo, dell’anima dal corpo. E noi facciamo una distinzione fra anima e spirito. Ordunque l’anima, in cui è compreso lo spirito, soggiace a certi fenomeni, direi quasi a delle necessità tecniche.

crisantemi-05-240Al momento in cui il corpo muore, l’anima è lucidamente consapevole di quello che avviene. L’anima vede il suo corpo che è morto, se ne rende conto, sente l’ambiente che le è intorno, le sofferenze dei cari. Avverte dolore di queste sofferenze e questo fenomeno di attenzione, di veglia, dura uno o due giorni, qualche volta un po’ di più, qualche volta un po’ meno. Poi cosa accade? L’anima cade in una specie di sonno letargico, diciamo noi, cioè perde coscienza di sé, e si risveglia dopo un periodo variabilissimo che dipende da molte circostanze che sarebbe qui troppo lungo elencare. Questo tempo di sonno è proporzionato alla sua evoluzione spirituale.

crisantemi-06-240E perché c’è questo sonno? Questo sonno è necessario per diverse ragioni. Fra le principali vi è che l’anima ha bisogno di questo sonno per liberarsi da una sorta di richiamo terreno, un richiamo che è forte non appena si muore. Essa ha bisogno di non essere turbata dal dolore dei cari che sono rimasti in Terra, quindi, durante questo sonno, si svolge un fenomeno singolarissimo. Il trapassato "sogna" tutta la sua vita cioè, in altri termini, si ripresenta in lui un po’ tutta la sequenza della sua esistenza e nella sua semincoscienza tutta particolare, lo spirito – quando si risveglierà – riavrà presenti davanti a sé le fondamentali azioni compiute e potrà quindi, risvegliandosi, fare un bilancio esatto del bene e del male, dell’utilità o inutilità della propria vita, vagliare insomma le singole attività, i singoli affetti, collegandoli col quadro generale della sua evoluzione.

crisantemi-07-270Ora, questo sonno che tende appunto a isolarlo, a lasciarlo solo, è un sonno impenetrabile. Cioè a dire, nel momento in cui effettivamente l’anima cade in questa sonnolenza, in questo letargo, è in una posizione di privilegio. Non può comunicare con alcuno, né alcuno può comunicare con essa, è praticamente come un letargo animale, necessarissimo.

crisantemi-08-270L’anima ha quindi questa possibilità di riepilogo, di sintesi, di vaglio della sua vita e, alla fine, potrà fare appunto questo bilancio. E perché questo? Perché contrariamente a quanto si crede in Terra, il giudizio sullo spirito non lo fa Dio, non è Dio il giudice! Giudice dell’anima è l’anima stessa.
Cioè, ognuno di voi, quando ritornerà spirito, vaglierà da solo la propria esistenza, e non c’è tema che possa sbagliare, ecco la necessità del letargo che è automatico. Non dipende dallo spirito, non è lo spirito che può richiamare quello che gli fa comodo, e quello che non gli fa comodo lo mette da parte. è un fenomeno spontaneo al quale l’anima non può sottrarsi. E l’anima è in condizioni di giudicarsi con assoluta equità e severità, e può vagliare effettivamente quello che di giusto o di non giusto ha fatto, ciò che di utile ha fatto.

da G. di Simone: Rapporto dalla Dimensione X, ed. Mediterranee, pag. 352-353

Nota – Il discorso sulla differenza tra anima e spirito fatta dall’entità A è complesso, pertanto cerco di farne una sintesi, anche se non completamente esaustiva. La distinzione tra anima e spirito è in sostanza questa: l’anima è un tramite tra lo spirito e la materia; quando il ciclo delle incarnazioni sulla Terra sarà terminato, l’anima si dissolverà e rimarrà lo spirito.

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G. di Simone: Rapporto dalla Dimensione X, ed. Mediterranee

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Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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