Visioni al letto di morte



L’importanza delle "esperienze di fine vita"

Le visioni al letto di morte sono uno dei fenomeni che si verificano in prossimità della morte insieme alle NDE (Near Death Experience), a cui spesso si accompagnano. Le visioni al letto di morte sono conosciute da tempo e fanno parte della storia della ricerca psichica; le esperienze di pre-morte (NDE), pur presenti nella storia dell’uomo, solo a partire dagli anni Settanta del ‘900 sono state riconosciute come un fenomeno a sé quando ne scrisse Raymond Moody. Entrambi oggi sono oggetto di studio più nell’ambito delle scienze mediche che della parapsicologia. Infatti se ne parla soprattutto nelle pubblicazioni di medicina, di psicologia e di cure palliative, perché se ne è compresa l’importanza per le situazioni di fine vita.

farfalla-macaone_08-600-284

Resoconti completi di visioni al letto di morte sono presenti nella letteratura della ricerca psichica, sia a indirizzo spiritualistico, per dimostrare o confutare la possibilità di una sopravvivenza alla morte, che scientifico. Oggi se ne discute soprattutto perché sì è visto quanto questi fenomeni incidano sulla qualità degli ultimi momenti di vita.

Tra i primi ad analizzare queste visioni furono, nei primi decenni del 1900, Wiliam F. Barrett, uno dei fondatori della Society for Psychical Research, e Ernesto Bozzano, personaggio di spicco della ricerca psichica in Italia. Il primo iniziò ad interessarsene quando sentì raccontare dalla moglie, medico chirurgo, un episodio che aveva avuto come protagonista una sua paziente. Cominciò così a raccogliere varie testimonianze sulle visioni al letto di morte che furono poi pubblicate in volume dopo la sua morte, avvenuta nel 1925, nonostante fosse un lavoro incompleto. Ernesto Bozzano, invece, scrisse una serie di articoli sull’argomento nei primi anni del 1900, pubblicati contemporaneamente nelle riviste Luce e Ombra, Annales des Sciences Psychiques e Annals of Psychical Science. Nel 1930 questi articoli furono raccolti in una monografia che nel tempo fu riveduta, corretta e rieditata diverse volte.

In seguito altri se ne sono occupati, e negli ultimi decenni chi lo ha fatto ha preso in esame soprattutto le visioni avute durante le NDE. Per lo più, sia le visioni che le NDE, sono state riferite da personale infermieristico e medico che ha assistito pazienti terminali. Infatti oggi, rispetto ad un tempo, la morte sopravviene più in ospedali o in cliniche che in casa.

farfalla-arancione-su-fiore-229

Tra gli studiosi che hanno indagato e analizzato il fenomeno figurano, per citarne solo alcuni, Karlis Osis e Erlendur Haraldsson, psicologi, Peter Fenwick, neuropsichiatra, e Bruce Greyson, psichiatra, interessati alle NDE e alla relazione mente-corpo.

Le visioni al letto di morte sono di varia natura: c’è chi vede figure di defunti, chi sfere o aloni luminosi, chi figure angeliche o divine, chi paesaggi.
Non sempre, però, la morte giunge immediata e i protagonisti riescono a raccontare ciò che hanno visto o udito. Talvolta, infatti, le visioni sono accompagnate da dialoghi con figure invisibili o da musica. Di solito chi è al capezzale non vede alcunché, anche se una piccola quota di presenti dice di aver condiviso il fenomeno, osservando le stesse figure o solo degli aloni luminosi, oppure percependo una qualche presenza.

Apparizioni di defunti la cui morte era nota ai percipienti

Diverse sono le testimonianze di morenti che scorgono le figure di parenti o amici la cui morte era loro nota e con stupore le osservano, oppure instaurano un breve dialogo con loro. Eccone qui due esempi, riportati da un medico e citati da Bozzano:

Oh! Come è bello quello che scorgo… Ambiente splendido! Come mai?… Tu qui, mamma? Ed è questo l’ambiente in cui vivi… Come mi sento bene!… Perché non sei venuta prima ad accogliermi?… Con la tua presenza, io non soffro più… Ma tu sei ringiovanita… Come sei bella! E questi sono i fiori spirituali? Comprendo… Dunque tu non sei morta… Quale conforto!

forget-me-not-562002_960_720-150

In altra circostanza, un soldato gravemente ferito al fronte nella grande guerra, morì nel 1920 all’ospedale. Circa dieci minuti prima di esalare l’ultimo respiro, egli, volgendo lo sguardo verso un angolo della camera, esclamò: «Come mai? Tu qui, Enrico? Tu qui, mio buon Carlo?… Eppure siamo stati falciati insieme alla guerra… Ed ecco che vi rivedo più vivi che mai, e più belli di allora… Quanto a me, sono infermo da due anni… Sì, sì, fermatevi qui con me… tenetemi compagnia… Ecco qui la mia buona Emma che giunge anche lei!… Emma, non andartene più… Aspettami che non tarderò molto a venire con voi… Tutto ciò è bello…»

farfalla-fiore-18-210

Raramente le visioni si protraggono nel tempo, come nel bellissimo caso di Daisy, una bambina morta a 10 anni di febbre tifoidea nel 1864, che si verificarono negli ultimi suoi tre giorni. Il fatto fu raccontato in un opuscolo pubblicato privatamente dopo la morte della madre, ripreso dal Journal of the American S.P.R. nel 1928 e successivamente da Ernesto Bozzano che lo riassunse nella sua opera sull’argomento:

Tre giorni prima di morire [Daisy] divenne chiaroveggente, e i familiari lo rilevarono per la prima volta in seguito a una citazione dalla Bibbia fatta dal babbo; citazione che provocò nell’inferma l’osservazione che «sperava di tornare qualche volta a confortarli». Dopo di che, aveva aggiunto: «Chiederò ad Allie se la cosa è possibile». Allie era un suo fratellino morto sette mesi prima di febbre scarlattina. Dopo breve tempo, essa aveva aggiunto: «Allie dice che la cosa è possibile, e che potrò tornare qualche volta, ma voi non saprete che sono presente; sebbene io sarò in grado di conversare col vostro pensiero.[…]
Cara mamma, io vorrei che tu potessi vedere Allie, che si trova accanto a te. Egli dice che non lo puoi vedere perché i tuoi occhi spirituali sono chiusi; e che io lo posso, perché il mio spirito è ora vincolato al corpo da un filo debolissimo di vita. […] Noi conversiamo col pensiero. [cioè lei e il fratello, n.d.r.] […] Non è vestito come noi. Sembra che abbia il corpo avvolto in un qualcosa di bianchissimo, che è meraviglioso. Se tu vedessi com’è fine, leggero, risplendente quel manto! E come è candido! Eppure non si scorgono pieghe… è vestito di luce».

Apparizioni di defunti la cui morte non era nota ai percipienti

Maggie Callanan e Patricia Kelley, due infermiere che lavorano in un hospice hanno riferito diversi eventi accaduti al letto di alcuni loro pazienti, uno dei quali riguarda due amici d’infanzia morti circa nello stesso istante ma in località lontane centinaia di miglia.

farfalla-fiore-19-352Steve, che viveva a Boston [Massachusetts], era solito passare ogni estate nella casa di famiglia a Cape Cod, vicino di casa di Ralph, la cui famiglia veniva lì ogni estate dall’Ohio. Dopo il college le loro estati insieme a Cape Cod finirono; raramente si vedevano e, tranne gli auguri di Natale, tra loro non c’era alcun tipo di corrispondenza. All’età di 27 anni, un incidente automobilistico causò a Steve una paralisi dal collo in giù. Gravemente inabilitato, la famiglia lo sistemò in una casa di cura, dove morì di polmonite. Alcune settimane dopo in Ohio arrivò una lettera della vedova di Ralph che riferiva che Ralph era morto da poco per un tumore. Ralph non sapeva della paralisi di Steve né della sua morte, ma nelle ultime settimane di vita, aveva cominciato ad avere delle visioni. Poco prima di morire, e subito dopo che Steve era morto, Ralph disse tutto eccitato: «Oh, guarda! Arriva Steve! È venuto a prendermi nuotando».

Ian Stevenson, psichiatra noto per le sue ricerche sulla reincarnazione, descrisse ciò che una donna anziana vide al letto di morte.

farfalla-fiore-21-338Quando i dottori le dissero che non aveva molto tempo da vivere, i suoi nipoti si radunarono attorno al suo letto. All’improvviso la videro in allerta, con il volto che esprimeva eccitazione e un grande piacere. La donna si sollevò leggermente e disse: «Oh, Will, sei tu qui?» e quindi ricadde morta. Nessuno chiamato Will era presente, e l’unico Will che la famiglia ricordasse era un prozio che viveva in Inghilterra. Non molto tempo dopo, la famiglia ricevette la notizia dall’Inghilterra che Will, il fratello della donna, era morto circa due giorni prima di lei.

Apparizioni di defunti sconosciuti ai percipienti

Il pediatra Melvin Morse, che ha analizzato molti casi di NDE nei bambini, riferì ciò che un bambino di 7 anni raccontò alla madre poco prima di morire per leucemia:

farfalla-fiore-20-253Questi era stato trasportato su un fascio di luce fino al paradiso, dove aveva visitato un "castello di cristallo" e aveva conversato con Dio. Il bambino disse che era stato avvicinato da un uomo che si era presentato come un vecchio fidanzato della madre ai tempi del liceo. L’uomo disse che era rimasto invalido in seguito ad un incidente d’auto, ma nel castello di cristallo aveva ripreso l’abilità a camminare. La madre non aveva mai menzionato questo vecchio fidanzato al figlio, ma dopo questa sua visione chiamò alcuni amici che le confermarono che quell’uomo era morto proprio nel giorno della visione del bambino.

Il cardiologo Pim van Lommel, conosciuto per i suoi studi sulle NDE, raccontò l’esperienza avuta da un uomo olandese durante un arresto cardiaco.

farfalla-fiore-22-252Questi [nel corso della NDE] vide sua nonna morta e un uomo sconosciuto che sembrava guardarlo affettuosamente. Più di una decina di anni dopo, sua madre, al letto di morte, gli confessò che prima che lui nascesse aveva avuto una relazione extra-coniugale e che il marito non era suo padre biologico. Questi era un giovane ebreo che era stato deportato e ucciso durante la Seconda Guerra Mondiale. Lei mostrò al figlio una sua fotografia e lui lo riconobbe immediatamente come l’uomo che aveva visto nella sua NDE.

Significato e importanza delle visioni al letto di morte

Molte ricerche sulle visioni al letto di morte dimostrano quanto la loro conoscenza possa essere rilevante per chi assiste i protagonisti. è indubbio che le visioni siano sempre rasserenanti, diano speranza in una sopravvivenza spirituale e provochino sensazioni di pace, serenità e conforto a chi sta per morire. è fondamentale perciò che il personale infermieristico e medico sappia affrontare queste situazioni nel modo migliore, instaurando un rapporto diverso con i pazienti. Molti ormai non le ritengono solo allucinazioni, nonostante queste si possano verificare a causa di vari fattori (non ultimi i farmaci), ma eventi reali, la cui spiegazione non è necessaria ai fini di una buona morte.

Ciò che i ricercatori, come Peter Fenwick, hanno notato è che vi è «una mancanza di formazione specializzata nella cura spirituale del morente, in particolare della comprensione di come le esperienze di fine vita, come le visioni al letto di morte e le "coincidenze di morte" [Nota] possono fornire momenti profondamente spirituali che offrono speranza, significato, legame per il morente e i suoi famigliari, e supporto a questi ultimi nell’elaborazione del lutto».

farfalla-fiore-23-286

Inoltre, il neuropsichiatra inglese riconosce che molti muoiono spaventati e soli, ma fa notare come chi ha queste esperienze acquisisce speranza e prova un profondo legame spirituale con i vivi e con i morti, considerando la morte come un viaggio verso un altrove piuttosto che una fine. Nel rimarcare l’importanza della partecipazione al processo della morte da parte di famigliari e amici e della necessità di eliminare la paura, e di essere aperti verso le esperienze di fine vita, Fenwick riporta le parole di Christine Puchalski, fondatrice e direttore del George Washington Institute for Spiritual Health che anch’io condivido: «L’elemento chiave della storia spirituale è ascoltare cosa è importante per il paziente ed essere veramente presenti per lui. Questo è alla radice del "prendersi cura" in maniera compassionevole».

Per di più, conoscere la realtà delle visioni al letto di morte fa sì che il personale sanitario sia di aiuto ai pazienti e ai loro famigliari rendendo più sereni i loro ultimi momenti di vita. Gli studiosi possono anche affermare che non esiste una sopravvivenza spirituale, ma i morenti sanno che quello che loro hanno visto e/o sentito è reale, e niente altro può dare loro sollievo nell’affrontare l’evento finale della loro vita materiale.

Nota – Con coincidenze al letto di morte Fenwick intende le apparizioni di morenti a persone care o emotivamente vicine a loro e che ne preannunciano la morte.

Post correlati

Glossario

Parapsicologia. Due libri dedicati a un controverso campo di ricerca

Fenomeni luminosi in prossimità della morte

NDE (Near-Death Experience) o esperienze di premorte

Apparizioni di ieri e di oggi

Per approfondire

Barrett William: Visioni in punto di morte, ed. Mediterranee 1991

Bozzano Ernesto: Le visioni dei morenti, Casa Editrice Europa 1947

Fenwick Peter and Brayne Sue: End-of-life Experiences: reaching out for compassion, communication, and connection. Meaning of deathbed visions and coincidences, American Journal of Hospice & Palliative Medicine, 28(I) 7-15

Greyson Bruce: Seeing dead people not known to have died: "Peak in Darien" experiences, Anthropology and humanism, vol. 35, issue 2, pp. 159-171

Osis Karlis e Haraldsson Erlendur: Quello che videro… nell’ora della morte, ed. Armenia 1979

Iscriviti alla Newsletter

Se vuoi essere aggiornato sui post della categoria Paranormale iscriviti a questa Newsletter, se invece desideri essere aggiornato ogni volta che è pubblicato un post, iscriviti alla Newsletter generale che trovi nella colonna a destra della pagina





About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

2 Comments

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *