Roberto Assagioli (1888-1974) è conosciuto per essere l’ideatore della psicosintesi, quella
corrente psicologica, che si ispira ai principi della psicologia umanistica, tesa allo sviluppo armonico della personalità, come totalità bio-psico-spirituale, ed a favorire un contatto con i livelli superiori della psiche.
È un metodo di lavoro concreto per la conoscenza, la crescita, la trasformazione personale, in cui ciascuno, partendo da ciò che è, ha il potere di attuare le sue potenzialità individuali, attraverso un lavoro guidato, ma essenzialmente autoformativo.
(Cos’è la psicosintesi dal sito dell’Istituto di Psicosintesi)
Nel pensiero di Assagioli si dà spazio ad una filosofia spirituale oltre che psicologica che aiuta l’individuo a trovare in sé l’armonia e l’equilibrio.
In questo inizio d’anno 2026 è più che mai necessario pensare alla Pace sia riguardante conflitti internazionali o locali sia conflitti interiori. L’esterno si riflette sull’esterno e viceversa. Se non siamo in pace con noi stessi come possiamo pretendere che al di fuori di noi ci sia la pace?
Non è questo lo spazio per una disanima socio-politica della pace, ma volevo pubblicare qualcosa che inducesse a sperare e anche ad agire per realizzare la pace dentro e al di fuori di noi.
Ho trovato così questo articolo pubblicato nel 1927 su Ultra, rivista della Società Teosofica italiana, a firma di Roberto Assagioli e che è più che mai attuale.
Credo che le parole di Assagioli possano aiutare a ritrovare la pace dentro sé stessi, ma anche a far sì che ci si impegni a realizzarla anche al di fuori di sé. Non aggiungo altro, perché sarebbe ridondante e vi lascio alla lettura del pensiero di questa straordinaria personalità.
La Pace
Avviamento ad una meditazione
Non si potrà certo dire che questo tema non risponda ad un particolare bisogno delle nostre anime.
Forse mai come ora l’umanità è stata priva di pace. Per constatarlo basta osservare quello che avviene attorno a noi ed in noi. Ovunque lotte, aperte o nascoste, ripercussioni della grande guerra e nuove minacce per l’avvenire: lotte di razza, lotte di Nazioni, lotte di classi e di partiti; ma anche – e non meno – lotte, agitazioni, tempeste nell’intimo delle anime, che si manifestano in mille modi: crisi affettive, morali, religiose, scontento di sé e degli altri, ribellioni contro la Società, la famiglia, contro Dio stesso e contro la Vita, fino a volerla distruggere, fino a perder la ragione.
In un simile mondo, il coltivare la pace non è lusso spirituale, ma una necessità quotidiana per tutti coloro che vogliono mantenere l’integrità della loro anima, non vogliono lasciarsi travolgere dalla corrente di agitazione e di frenesia. E il coltivare la pace è anche, e non meno, un dovere verso gli altri. Chi sappia essere ora un centro vivente di pace, chi sappia irradiarla potentemente e senza posa attorno a sé, arreca alla povera umanità il bene di cui è forse più priva e di cui ha più bisogno,
Non crediamo che occorra insistere più oltre sull’opportunità, anzi sulla necessità, di coltivare la pace. Vediamo piuttosto come si possa farlo nel modo più efficace.
Ricordiamo anzitutto, come monito ed incitamento, che tutti i grandi Maestri spirituali hanno insistito in modo particolare sulla nota della PACE.
I testi religiosi indiani cominciano e finiscono con la formula “Om – shanti – shanti – shanti” (Om – pace – pace – pace), oppure con l’altra: “Pace a tutti gli esseri“.
Il Buddha ha insegnato con la parola, e soprattutto con l’esempio, l’eccelsa pace dello Spirito. Nelle descrizioni dei diversi gradi di contemplazione buddhistica una delle note più accentuate è la serenità dell’animo contemplante.
Nel Cristianesimo originario, e poi nelle sue manifestazioni più alte e pure attraverso i secoli, risuona pure spesso la nota della PACE.
La figura di Gesù è circonfusa di un’atmosfera di pace. Già l’annuncio della Sua nascita, dato dall’Angelo, contiene la promessa di “Pace in terra agli uomini di buona volontà“. Egli poi spesso si rivelò quale pacificatore: placò la tempesta, acquetò instancabilmente gli animi dei discepoli spesso paurosi, o disputanti fra loro per il primato, o, come Pietro, violenti nel reagire. E lasciò loro un messaggio di pace spirituale di cui di solito sfugge il profondo significato: “Vi lascio la mia pace; vi do la mia pace Ve la do non come ve la dà il mondo.” (Giov. XIV, 21).
Nella Mistica Cristiana la perfetta pace interiore, che viene detta, la “quiete” o “orazione di quiete“, costituisce uno stato ben definito, ed assai alto, dell’ascesa dell’anima a Dio. Quella pace, quel silenzio interiore in cui tacciono tutti i pensieri, le passioni, i sentimenti della personalità, vien considerata come una preparazione indispensabile per l’unione mistica, la piena comunione con Dio.
Ricordiamo la bella descrizione della pace data dall’Imitazione di Cristo:
“Pax solida; pax imperturbabilis et secura; pax intus er foris; pax ex omni parte firma” [“Pace salda; pace imperturbabile e sicura; pace interiore ed esteriore; pace stabile da ogni parte”] (Lib. II, Cap. 48, v. 3.)
Ricordiamo anche alcune accese parole di Giovanni Ruysbroeck su La Pace delle altezze:
“Il vertice della montagna è la stabilità dell’anima, fondata in ogni giustizia e in ogni virtù, e la sua stabilità in Dio. L’amore nudo forma lo Spirito semplice, e l’uomo che si abbandona ad esso, si libera dalle creature e si riposa. L’amore nudo solleva l’uomo al disopra di sé stesso e dei suoi atti, e ferma lo Spirito nella pace della gioia in cui si consuma l’unione divina. Se vogliamo fare queste esperienze dobbiamo abbandonare all’invasione divina l’ultimo fondo del nostro intimo fondo…” [L’ornamento delle nozze spirituali (Ed. Carabba), p. 116]
Anche in altri scritti spirituali il valore della Pace è messo in grande evidenza.
Uno dei precetti della Luce sul Sentiero dice:
“Desidera la pace con fervore”
ed un altro chiarisce:
“La pace che desidererai è quella Pace sacra che nulla può turbare e nella quale l’anima cresce come il fiore santo sulle placide lagune”.
Vediamo ora in qual modo posiamo meditare per realizzare la Pace.
È assai utile cominciare coll’allargare il più possibile il nostro orizzonte interiore, volgendo il pensiero e l’animo tutto alla considerazione, alla contemplazione dell’infinito e dell’eterno. Ricordiamo, e realizziamo, che noi siamo esseri spirituali, e che la nostra essenza spirituale è indistruttibile. Pensiamo anche ai grandi cicli cosmici, al nostro lungo pellegrinaggio evolutivo, di cui una vita terrena costituisce solo una breve giornata. Questo allargamento di prospettiva ci aiuterà a ristabilire le vere proporzioni, a vedere la relativa insignificanza di tante cose contingenti, da cui di solito ci lasciamo turbare ed agitare. Così poco a poco cominceremo veramente a sentire “la Pace dell’Eterno“, la Pace dello Spirito, la Pace che Gesù chiamava la Sua Pace.
A chi riesca difficile una simile meditazione, possiamo suggerire un altro metodo basato sull’uso di immagini concrete. Del resto i due metodi si possono assai opportunamente associare, formando due stadi di una stessa meditazione.
Varie immagini possono venire usate a questo scopo e secondo i vari temperamenti ed i diversi tipi psicologici l’una potrà essere più suggestiva e più efficace dell’altra. Fra le molte adatte ne indicheremo tre:
1 – La prima è quella evocata dalla frase della Luce sul Sentiero testé ricordata: possiamo raffigurarci interiormente una vasta distesa d’acqua, un cielo azzurro, un sole risplendente, e sulla tranquilla superficie dell’acqua miriadi di bianchi fiori di loto che si aprono al bacio del sole.
2 – Un’altra immagine suggestiva è quella della scena raccontata nel Vangelo di Marco in cui Gesù placa la tempesta. Ricordiamola:
Lo stesso giorno, verso sera, Gesù disse loro: “Passiamo all’altra riva”. Dopo aver rimandato la folla, lo condussero via nella barca in cui Egli si trovava; vi erano pure altre barche con Lui. Si levò un gran turbine e le onde si gettavano sulla barca tanto che essa si riempiva di già. Egli dormiva a poppa sul guanciale. Essi lo svegliarono e Gli dissero: “Maestro, non ti preoccupi che noi periamo?” Risvegliatosi, Egli minacciò il vento e disse al mare: “Silenzio!” e il vento cessò e vi fu una gran calma. (Marco IV, 35-40).
3 – Una terza immagine adatta può essere quella del nostro globo terrestre roteante nella vastità infinita degli spazi celesti, quale è evocata dai noti magnifici versi di Federico Amiel il cui ritmo pacato e solenne costituisce un ottimo mantram pacificatore:
Dan l’éternel azur de l’insondable espace
S’enveloppe de paix notre globe agité.
Homme, enveloppe ainsi tes jours, réve qui passe,
Du calme firmament de ton éternité.
Con l’aiuto di queste immagini, elevando l’anima verso la radiosa suprema Realtà, accingiamoci a sentire, a realizzare la PACE.
Per approfondire
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Non si potrà certo dire che questo tema non risponda ad un particolare bisogno delle nostre anime.
Ricordiamo anzitutto, come monito ed incitamento, che tutti i grandi Maestri spirituali hanno insistito in modo particolare sulla nota della PACE.
Nella Mistica Cristiana la perfetta pace interiore, che viene detta, la “quiete” o “orazione di quiete“, costituisce uno stato ben definito, ed assai alto, dell’ascesa dell’anima a Dio. Quella pace, quel silenzio interiore in cui tacciono tutti i pensieri, le passioni, i sentimenti della personalità, vien considerata come una preparazione indispensabile per l’unione mistica, la piena comunione con Dio.
Ricordiamo anche alcune accese parole di Giovanni Ruysbroeck su La Pace delle altezze:
Vediamo ora in qual modo posiamo meditare per realizzare la Pace.
2 – Un’altra immagine suggestiva è quella della scena raccontata nel Vangelo di Marco in cui Gesù placa la tempesta. Ricordiamola: