Storia sulla crisi esistenziale e sulla solitudine di un uomo di potere
La Grazia conferma pregi e limiti del cinema di Paolo Sorrentino. Visivamente impeccabile, il film affascina per eleganza formale, musica e composizioni d’immagine di grande impatto. Sotto la superficie levigata, però, la narrazione procede lenta e rarefatta, più evocata che realmente raccontata.
La storia segue un uomo in profonda crisi esistenziale, immerso in un percorso di solitudine, potere e possibile redenzione. Il racconto resta volutamente sfuggente, affidato a simboli e suggestioni più che a un vero sviluppo narrativo, con il rischio di mantenere lo spettatore a distanza emotiva.
La grazia evocata dal titolo rimane ambigua, quasi trattenuta, e il film sembra talvolta compiacersi della propria bellezza più che interrogare fino in fondo i suoi personaggi. Un’opera elegante e coerente con lo stile dell’autore, che chiede molto allo spettatore e restituisce meno sul piano emotivo e narrativo.
Un film che si muove tra silenzi, bellezza e inquietudine, da guardare senza fretta, lasciandosi attraversare e con una monumentale interpretazione di Toni Servillo.
Più da ammirare che da sentire.
“La Grazia” (2025): sinossi
Con Toni Servillo nel ruolo – pura fiction – del noto giurista professor Mariano De Santis, Presidente della Repubblica, vedovo e cattolico, negli ultimi mesi del suo mandato (il cosiddetto semestre bianco). Tra solitudine e bilanci esistenziali, il protagonista affronta delicati dilemmi morali: due richieste di grazia per omicidio e la firma di una legge sull’eutanasia.
Per approfondire
Paolo Sorrentino nell’Enciclopedia Treccani
Toni Servillo nell’Enciclopedia Treccani
Iscriviti alla Newsletter
Se vuoi essere aggiornato ogni volta che è pubblicato un post, iscriviti alla Newsletter generale che trovi nella colonna a destra della pagina