Ricordo di una seduta al Cerchio Firenze 77



Domenico e la sua ricerca del significato della vita

Molte persone nel corso di circa quarant’anni hanno potuto partecipare alle sedute medianiche con Roberto Setti, il medium del Cerchio Firenze 77. Alcune di loro, dopo la sua morte avvenuta il 29 febbraio 1984, hanno scritto la loro testimonianza in merito, come Claudia Ferrante e Domenico F., che hanno riferito della loro prima partecipazione ad una seduta a casa di Roberto. Era l’8 gennaio 1983.

Qui riporto l’esperienza di quella serata scritta da Domenico, che completa la testimonianza di Claudia descritta in un altro articolo. [Nota]

Per desiderio e per impegno sento di dover comunicare, condividere la mia straordinaria esperienza.
Ho nella memoria quanto già scritto dai tanti che mi hanno preceduto nella stessa fortuna e mi rendo conto di non poter scrivere di più e meglio sui fatti di cui anch’io ora sono testimone, ma posso confermare la verità di quanto delle precedenti esperienze è in comune alla mia. Cercherò di dire quello che ha significato per me, e il di più che mi è toccato in sorte.
Sono stato chiamato al centro del Cerchio, e dal modo in cui ciò è avvenuto mi è parso quasi che mi venisse addirittura chiesto un favore.
Da quando, alla ricerca di nuovi significati, privo di qualsiasi certezza, trascinato da una cara amica la cui fede e il cui entusiasmo mi avevano incuriosito, predisposto da incontri e accadimenti che ora riconosco non casuali, ma necessari gli uni ai successivi, ho trovato interesse alle cose del Cerchio Firenze 77, molte volte avevo desiderato assistere al manifestarsi di quelle cose, di quelle idee di cui leggevo e ascoltavo testi e registrazioni, ma mai avevo neppure sperato che questo si avverasse, anche perché la mia incerta fede piena di dubbi e interrogativi richiedeva un ancor lungo ciclo di domande e risposte presso la ormai abituale saletta della libreria Alfa Centauri, e ciò mi bastava, specie dopo il manifestarsi di François.

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Perplesso e felice, sono giunto all’ora dell’appuntamento camminando lungo l’Arno e per vie e viuzze continuando a chiedermi perché a me era giunta la chiamata, e mi davo le più varie spiegazioni umane che ora, col senno di poi, so improbabili.
Sono stato il primo dei "nuovi" a giungere a casa di Roberto; poi alla spicciolata sono giunti gli altri partecipanti, quasi tutti presenti all’incontro del pomeriggio ma che non sapevo chiamati come me.
Dopo un po’ di chiacchiere più o meno convenzionali, attenuate le luci, poi spente, ci siamo presi tutti per mano e la seduta è iniziata, nell’assoluta assenza di liturgia, e questo è servito a me, memore di giovanile indigestione di cerimoniali e di messinscena condizionanti o sostituenti i contenuti, per rilassarmi, sentirmi razionalmente presente ad un avvenimento straordinario.
Primo a venire fra noi è stato François, che ha salutato i nuovi presenti ed ha sollecitato domande con parole amichevoli e spiritose. Io l’ho sentito infinitamente disponibile.
Mentre ognuno parlava dei suoi problemi, delle sue pene o semplicemente voleva udire una parola di conforto e a tutti giungeva risposta immediata, precisa, a volte comprensibile solo conoscendo l’intimo del richiedente, la mia mente oscillava tra il desiderio che quel susseguirsi di domande e risposte non finisse mai e la ricerca di una domanda per una risposta che mi chiarisse perché lì mi trovavo, timoroso di sciupare una eccezionale e, senza forma, da sempre attesa opportunità.

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Quando mi sono inserito in una pausa di silenzio con una domanda resa confusa dall’emozione, la risposta, la comprensione, l’esortazione mi sono precipitate addosso, dentro, prima che potessi terminare di esprimerla. Non riuscirò a descrivere ciò che ho provato, ho ascoltato parole che erano amore, accettazione di me come sono, mi sono sentito preso in un abbraccio caldo e totale. Mai sono stato così benvoluto e io, che lì in quei momenti avrei piantato la mia tenda per sempre, mi sono sentito chiedere: tornerai? Si tornerò, certamente tornerò.
I saluti che sono sempre un arrivederci di François mi hanno colto di sorpresa perso dietro ai pensieri suscitati in me dalle parole udite. Intuivo finalmente un disegno nel confuso e vuoto svolgersi dei miei anni, in ciò che in essi era accaduto e che ora capivo necessario a giungere dove ora mi trovavo.
Dimentico del conosciuto svolgimento delle sedute e già pieno di quanto avvenuto e udito, con un po’ di rimpianto ritenendo tutto finito, anche la voce della Guida fisica di Roberto mi sorprende e quasi mi fa balzare sulla poltrona. Subito ho capito che stavo per assistere a qualcosa di molto importante e mentre così pensavo ho visto le mani del medium divenute di luce stagliarsi nel buio e mi sono proteso più che potevo per vedere, per capire, per nulla perdere di quello che stava svolgendosi davanti a me.
Non descriverò lo svolgimento della materializzazione, già da altri più volte illustrata in una forma che ora so esatta e completa. Tenterò di esprimere ciò che mi ha coinvolto personalmente per testimoniare, per far comprendere la mia gioia.

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Affascinato, non trovo parola più adatta, del meraviglioso davanti a me, non pensavo a nulla, mi riempivo di immagini, desideravo che non finissero mai, osservavo tutti i particolari per fissarli nella mia memoria, per sempre. Non sapevo a quanto dall’inizio, avevo perso completamente la nozione del tempo, ho sentito come se quelle mani sostanziate di luce e sempre alla stessa distanza dai miei occhi, fossero per me. A questo punto devo riferire che, a materializzazione da poco iniziata, comunque prima della mia sensazione, l’amica Claudia F. seduta alla mia destra mi aveva sussurrato emozionata: «È per te»; non le avevo dato alcun peso, l’avevo presa per una battuta fuori luogo, anche perché non conoscevo ancora le sue doti di sensitiva.
Mi sono sentito a disagio per questa presunzione involontaria, ma per poco, ho udito la voce della Guida fisica sussurrarmi: «È per te, non farlo vedere a nessuno, mai». Subito, mentre le mani del medium ferme e decise mi si avvicinavano, io ho porto automaticamente le mie e in pochi attimi indimenticabili l’apporto era nelle mie mani divenute subito luminose al contatto. Poi, dopo un tempo troppo breve, ho visto quelle mani sempre luminose porsi di fronte a Claudia. Ricordo solo la luce indotta sul suo volto, nelle sue mani, convinto che pure a lei fosse toccato in dono un apporto. In realtà era stata toccata, segnata sulla fronte e nelle mani e questo per lei aveva significato molto, come mi ha poi detto comunicandomi la sua esperienza così simile fisicamente e spiritualmente alla mia.

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Io ero smarrito tra i miei pensieri e l’osservazione un po’ timorosa delle mie mani odoranti di un profumo un po’ acre, gradevole, mai prima conosciuto e costellate di piccole luci palpitanti che si ravvivavano con un piccolo sfregamento.
Già prima di tutto questo mi chiedevo perché, avendolo solo desiderato e senza mio alcun merito, mi ero trovato al centro del Cerchio, avevo udito parole tali da motivare una vita . Ora, chiamato al centro del centro, la domanda: perché il dono, che cosa significava per me, che cosa dovevo agli altri, mi assillava, permeava la gioia che provavo per tale dono.
Ma tutto ciò è scomparso quando, dopo un intervallo carico di attesa, ha parlato a noi il Maestro Dali. Con voce dolce, pacata, lieve, riconosciuta perché tante volte udita dai nastri, ci ha resi coscienti del significato di quanto avveniva per noi e in noi. In quelle parole ho trovato le prime risposte alle domande e incertezze che erano in me e la spinta ad agire, cercare ancora.
Poi, al solito, se questa parola può usarsi per cosa del tutto insolita, è venuta Lilli, un po’ spirito folletto un po’ "giamburrasca", per niente riguardosa del nostro essere commossi, che con botti, battute sfottenti, lancio di fazzoletti e generi vari, occhiali sottratti e messi in mano ad altri, ha ravvivato l’ambiente ancora raccolto sulla voce di Dali.
In un primo momento non ho gradito molto quell’arrivo: volevo continuare a sentire in me le parole udite, ma poi mi sono coinvolto nell’azione, ho gioito della gioia che circolava, sono stato privato degli occhiali.

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Dopo un intervallo appena sufficiente per ricomporci e ritornare spiritualmente presentabili è venuto Alan, che più volte avevo udito. raccontare la sua vita al servizio di "sua maestà britannica": ha brevemente esortato alla gratitudine all’Altissimo. e a ricordare, ha salutato tutti concludendo una serata dopo la quale la mia vita non potrà più essere uguale a prima.
Ora è come se una luce si fosse accesa alle mie spalle illuminando il cammino già percorso nell’incertezza, accetto il mio passato e comincio ad accettare anche me stesso. Sento realizzarsi in me l’augurio di Dali: ho più chiarezza, più certezza, mi sento più aperto e meno influenzato dalle contingenze.
Ho un grande desiderio di ringraziare, ma nessuno degli amici del Cerchio accetta ringraziamenti. Spero che accettino, e le accetti anche il Perno intorno a cui il Cerchio si muove, la mia gratitudine per avere creato, questo sì è merito loro, un ambiente la cui umanità e bellezza prima mi hanno accolto poi coinvolto.

Nota – Entrambe le testimonianze sono state inserite nel capitolo "Ricordi e testimonianze" del libro del Cerchio Firenze 77 Oltre il silenzio (ed. Mediterranee).

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Cerchio Firenze 77 – seduta dell’8 gennaio 1983

Per approfondire

Sito del Cerchio Firenze 77

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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