Michèle e la sua esperienza di premorte su… Giove



Una NDE (Near Death Experience) al liceo

Michèle L., poetessa e scrittrice francese, fin da piccola ha vissuto esperienze che si possono definire eccezionali, di confine, o paranormali. Tra queste almeno due OBE (Out of Body Experience), cioè uscite fuori dal corpo, e una probabile NDE (Near Death Experience), cioè un’esperienza di premorte. Poco più di una decina di anni fa pubblicò il resoconto di queste ultime in un periodico francese, che fu riportato dalla rivista Luce e Ombra nel 2004 (con la traduzione di Paola Giovetti). Il brano che segue, riguardante la sua presunta NDE, è tratto da questa ed è preceduta e seguita dalle considerazioni di Michèle a commento di queste tre esperienze.
A proposito dell’esperienza che qui riporto è insolito che avvenga in uno stato di coscienza diverso da quello critico che accomuna le NDE, mentre non lo è nel caso di una semplice OBE, che può verificarsi anche in un momento di stress o di rilassamento fisico.

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La prima esperienza (avvenuta quando ero molto giovane) e la terza esperienza (recente) potrebbero essere definite sogni se non fossero state vissute in uno stato di coscienza, di iperlucidità, molto particolare, diverso da quello che si prova abitualmente. nei sogni. La particolarità della seconda esperienza, mi sembra, è quella di essere stata vissuta in occasione di un semplice svenimento, senza che ci fosse debolezza fisica, pericolo mortale o assunzione di medicamenti, il che annulla in anticipo l’argomento classico in base al quale questo genere di stato di coscienza è dovuto all’imminenza della morte o all’effetto di certi farmaci sul cervello.
Nel mio caso personale, questo tipo di esperienza mi sembra al tempo stesso causa e conseguenza di una evoluzione interiore.
Causa: le due prime esperienze hanno agito su di me come fermenti invisibili lavorando a livello sotterraneo, non spettacolare ma reale, efficace e durevole. Essendo poetessa – scrivo poesie da quando avevo quindici anni – è soltanto parecchie dozzine di anni dopo che le circostanze mi hanno permesso di esprimere questa esperienza sotto forma di poema e in particolare di un testo che è stato pubblicato, musicato da un compositore (Jean-Luis Houlez), interpretato in concerto e registrato su CD.
Conseguenza: io sono oggetto, fin da quando avevo quattro anni, di molteplici fenomeni paranormali, in particolare precognizione uditiva e visuale e, più recentemente, di visioni del passato. Probabilmente si tratta di una predisposizione naturale passare abbastanza facilmente ad altri stati di coscienza.

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L’esperienza

La seconda esperienza ebbe luogo cinque anni dopo. [la prima, che era stata una OBE, n.d.r.] Sebbene avessi una visione di una bellezza indescrivibile, fu senza dubbio meno sfolgorante, tuttavia assai notevole a causa delle circostanze, dello svolgersi degli avvenimenti, del dialogo, ogni parola del quale è incisa nella mia memoria.
Avevo diciannove anni, frequentavo l’ultima classe (classe de Khagne) di quello stesso liceo la Bruyère di Versailles. Poco sonno, molto lavoro.
Quel mattino – era una mattina di primavera piovosa e grigiastra – con un bello slancio di solidarietà la mia classe partecipò a una raccolta di sangue nel ginnasio, una grande sala quadrata al piano terra del liceo. Tutto si era svolto normalmente. Ciascuno, dopo il suo dono di sangue, andava a fare una abbondante colazione a una grande tavola preparata là, per la circostanza.
Andai a sedermi con i sette o otto compagni che si erano già seduti; davanti a me avevo la mia bevanda abituale, una tazza di caffelatte.

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Fin dalle prime sorsate mi resi conto che stava succedendo qualcosa di anormale. Fui colta da una sgradevole nausea, avvertii in tutto il corpo una intensa fatica, e quasi subito sentii, molto distintamente, la forte suoneria di una sveglia, simile a un ticchettio grave e regolare. Sorpresa, mi guardai intorno per vedere quale dei miei compagni aveva avuto la bizzarra idea di portarsi in tasca una sveglia così forte!
Ignoravo allora che ero stata l’unica a sentire quello che avevo preso per una sveglia – questo curioso fenomeno sonoro menzionato oggi spesso nelle testimonianze di coloro che sono stati dichiarati in stato di morte clinica. Poi, mentre stavo ancora chiedendomi chi poteva avere una sveglia in tasca, la vista mi si annebbiò brutalmente. Ebbi l’impressione di essere sollevata in aria, in un ambiente molto cupo.

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Si verificò allora un fenomeno visivo del quale conservo un ricordo preciso: i volti dei miei compagni, proprio davanti a me, dall’altra parte del tavolo, si erano trasformati in piccole fiamme di luce, come fiamme di candela, insieme presenti e lontani. Mi sembrava che si allontanassero da me molto rapidamente.
Con la percezione modificata che mi era propria in quel momento, ero tutta presa da queste nuove sensazioni, ma le forze mi abbandonarono. Un’amica si era accorta di quello che mi succedeva (mi disse più tardi che ero divenuta livida).
«Non stai bene?» mi chiese. Risposi faticosamente:
«Non troppo», e cercai, con lo sguardo, di stare vicino a lei, di attingere in lei le forze che mi mancavano. Cosa notevole: mentre tutti gli altri visi li vedevo già da lontano, molto lontano, come minuscole luci su sfondo nero, il volto di colei che mi parlava mi appariva normale per dimensioni e aspetto.
La sentii chiamare l’infermiera; questa accorse esclamando:
«Non sta per svenire, comunque!»
«Oh, ma sì, ma sì» ebbi appena il tempo di pensare, cercando di ritardare fino all’ultima frazione di secondo il mio incontro con l’angolo della tavola e il pavimento. I miei occhi si erano chiusi.

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Mi sentivo cadere, questa volta verso il basso, verso la terra, e poiché, rassicurata dalla presenza dell’infermiera, potevo lasciarmi andare, provai un conforto infinito all’idea che questa volta, finalmente, stavo per dormire, dormire veramente su questa terra come non avevo mai fatto.
Ho sempre dormito bene e tuttavia in quel momento mi sembrò che per la prima volta, finalmente, stavo per conoscere un sonno lungo, vero e profondo: la terra mi attirava irresistibilmente e ne provai un immenso piacere. Qualche secondo dopo mi risvegliai di soprassalto. Coscienza normale e lucidità erano ritornate. Ricordavo perfettamente tutto quello che era accaduto al ginnasio. Ma l’ambiente in cui mi trovavo non era abituale. Intorno a me sfilavano tracce di luce colorata, molto belle a vedersi. Mi accorsi che anch’io mi muovevo molto velocemente, senza sforzo: era gradevole. Un pianeta si avvicinò, massa enorme, rossoarancio, senza farmi paura. Giove! Attraversai divertendomi quei vapori colorati, con la testa in avanti. Sapevo che nulla poteva farmi male, il mio nuovo corpo aveva possibilità infinite.

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All’improvviso la sensazione di velocità e movimento svanì. Ero atterrata. Era ancora più straordinario: mi sentivo leggera, non come una piuma ma come un elastico! Sentivo con un piacere infinito tutto il mio corpo, leggero, dinamico, forte, pieno di vita, di energia controllata. Mi divertivo persino a fare dei salti. Che euforia! Ricordo di aver pensato:
«Ma perché non sono sempre in questo stato, perché di solito sono così diversa, così pesante?»
Queste nuove sensazioni mi prendevano tanto che non avevo fatto attenzione all’ambiente, che mi sembrava come immerso in una nebbia bianca.
Improvvisamente apparve un paesaggio splendido che mi pietrificò per l’ammirazione. Un giardino di fiori stranamente luminosi, una natura rigogliosa e pura come il cristallo illuminava tutto l’orizzonte. Udii qualcuno esclamare parlando di me:
«Ma che cosa fa?»
Io avevo fatto il gesto di voler entrare in quel luogo magnifico, ma una barriera invisibile me lo impediva. Era apparso un giovane guardiano. Vedendomi, si affrettò ad avvisare un’altra persona, meglio informata, più esperta, che avrebbe saputo comunicare con me. Quanto meno è così che io percepii i diversi movimenti suscitati dalla mia presenza apparentemente anormale in quei luoghi.

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Ricordo il paesaggio, i fiori, gli alberi, tutta quella bellezza inaudita, ma non posso descrivere le persone. Forse perché non erano visibili. E tuttavia davanti a me c’era qualcuno, perfettamente presente e comprensibile. Questa persona, incaricata di farmi intendere ragione, diede prova di molta pazienza e gentilezza. Ne aveva bisogno! Doveva convincere una studentessa di diciannove anni, piuttosto testarda, che qualche minuto (o secondo?) prima si trovava nel ginnasio del liceo di Versailles, con la prospettiva di affrontare esami, lavoro, concorsi… e che, catapultata di colpo nel bel mezzo di uno splendore inimmaginabile, non aveva che una idea: restare lì!
Ne seguì un dialogo che mi è rimasto impresso nella memoria:
Lui: «Tu non puoi restare qui. Devi andartene».
Io: «Voglio restare, non voglio andare via».
Lui: «I tuoi genitori hanno bisogno di te» (toccata!)
Io: «D’accordo, vado ad abbracciarli e torno subito».
(è evidente che non mi rendevo affatto conto della situazione: restare "là" voleva dire che morivo al ginnasio. Sapevo tuttavia, senza confessarmelo chiaramente, che stava succedendo qualcosa di poco ordinario, però mi limitavo prudentemente a pensare che ero felice, quindi in vacanza!)
Il tono divenne più serio, molto serio:
«Tu devi vivere ancora a lungo sulla Terra. Ti sposerai e alleverai i tuoi figli».
(In quel momento, per comunicazione di pensiero, vidi un piccolo pianeta molto lontano: era la Terra, e provai un palpito di affetto, di tenerezza per lei. Noi non eravamo sulla Terra: in quel luogo sconosciuto il tempo non esisteva. Mi resi conto anche, in un lampo, per telepatia, della durata della mia vita terrena: un tempo lungo, in quanto avrei superato gli ottant’anni.)

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Cominciando finalmente a cedere, mi permisi comunque di fare un ricatto (da dove mi veniva quella faccia tosta, visto che ero di temperamento piuttosto timido?):
«D’accordo, me ne andrò, ma a una condizione: promettetemi che dopo la mia morte tornerò qui!»
Con mio grande sollievo promise – e io sapevo che non mentiva.
Mentre lui "parlava", mi rendevo conto della presenza di figure in una intensa Luce dorata. Mi sembrava che lontano ci fosse una città meravigliosa, piena di gente. Prima di partire chiesi con preoccupazione:
«Come devo fare per tornare sulla Terra?»
Sono sicura che lui sorrise:
«Chiudi gli occhi».
Chiusi gli occhi e sentii istantaneamente il vocio causato dal mio svenimento.
Ero distesa per terra, sempre calma e lucida. Curiosamente la mia prima sensazione, ritrovando il ginnasio, fu che, malgrado i miei diciannove anni, ero in realtà di età molto avanzata, veramente molto avanzata, e ne provai una sorta di disagio, sebbene sapessi che nessuno se ne accorgeva. Era un’ultima traccia dei pensieri del mio interlocutore, dato che noi avevamo comunicato per telepatia?
Due altri pensieri molto personali, chiari e malinconici, si presentarono immediatamente al mio spirito:
«Sono stata veramente altrove».
«Era più bello là».
Veramente, io ero stata altrove. Guardando i vetri grigi sui quali batteva la pioggia, il mio cuore si chiuse al ricordo della Luce dorata, del giardino risplendente…
Non ne parlai con nessuno. Chi avrebbe potuto capire?

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Le esperienze diverse cominciarono dunque per me fin da molto piccola e le esperienze successive non hanno fatto che rafforzare una visione personale dell’esistenza contraddistinta fin dall’infanzia da interrogativi sulla morte, l’aldilà, il dopo-vita.
Da sempre sono appassionata alle ricerche scientifiche attuali sulla spiritualità, l’esoterismo religioso, la mistica, il paranormale ecc.; interessi che per altro non facilitano le relazioni con gli altri, dato che bisogna accettare, fin dall’infanzia, di stare a margine, di non avere gli stessi centri di interesse che hanno gli altri, i quali non evitano certo, a volte crudelmente specie nell’adolescenza, di farvelo sapere!
Riflettendoci, una cosa è istantaneamente e radicalmente cambiata per me, in seguito alle mie prime esperienze fuori dal corpo: non ho più paura della morte.

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Quando ero molto giovane mi interrogavo molto sul tempo e la morte, ed ero angosciata. Per un motivo oscuro, ero particolarmente terrorizzata dall’idea di morire avvelenata. Dopo questa esperienza, so per certo che la coscienza non svanisce, che esistono altri mondi o altri livelli nei quali la vita è altrettanto reale, se non di più, che nella nostra realtà quotidiana.
Ho sempre conservato la memoria dello splendore della Luce e dell’intensità dell’Amore che ci possono essere prodigati in quei piani dell’ esistenza. Per contro, quaggiù, le pene non ci sono risparmiate: al contrario; ma io credo che se noi abbiamo vissuto queste esperienze abbiamo avuto una fortuna inaudita: quella di conservare questo ricordo che ci illumina, in segreto, come una fiamma, e di provare con il nostro comportamento, le nostre parole, le nostre azioni, che abbiamo saputo integrare nella nostra vita una autentica dimensione spirituale.

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Gli infiniti spazi della mente – 19º Congresso sulle Esperienze di Confine

Per approfondire

Moody Raymond A.

  • Nuove ipotesi su La vita oltre la vita, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1978, pagg. 132
  • La vita oltre la vita. Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1982, pagg. 160
  • La vita oltre la vita e nuove ipotesi. Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza, Edizioni CDE, Milano 1989, pagg. 294
  • La luce oltre la vita, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1989, pagg. 185
  • L’ultimo sorriso. Un nuovo sorprendente sviluppo negli studi della vita oltre la morte, Mondadori Editore, Milano 2001, pagg. 235

Facco Enrico: Esperienze di premorte. Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica, Edizioni Altravista, 2010

International Association for Near-Death Studies (IANDS)

Sito ufficiale di Raymond Moody

Carlos Alvarado: "On the use of the term parapsychology in 1887"

Cosa è la parapsicologia breve video di Cal Cooper (in inglese)

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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