Ebraismo, reincarnazione e Olocausto



Yonassan Gershom: La vita dalle ceneri

rabbi_yonassan_gershom_2008-200Yonassan Gershom è un rabbino della corrente neo-chassidica, una delle tante che appartengono all’ebraismo. Quest’ultimo, infatti, è caratterizzato da un buon numero di gruppi che si distinguono per diversità di opinioni. In particolare i Chassidim sono, come Gershom li descrive: «seguaci degli insegnamenti di Rabbi Israel ben Eliezer, noto come il Baal Shem Tov o "Maestro del buon nome", mistico vissuto nel XVIII secolo. Il chassidismo ebbe origine nell’Europa orientale e questo si riflette ancora nel modo di vestire, di pronunciare l’ebraico e nei costumi. Le comunità chassidiche sono organizzate attorno a un rabbino o a un sant’uomo, ritenuto un maestro illuminato. Di solito, queste comunità prendono il nome da una città, che è il luogo in cui hanno avuto origine o in cui risiede abitualmente il rabbino […] A causa dell’Olocausto attualmente pochissimi chassidim vivono in Europa; la maggior parte di loro risiede in Israele, negli Stati Uniti e in Canada. I chassidim sono molto ortodossi per quanto riguarda le pratiche religiose, ma danno ai rituali un’interpretazione più mistica. […] Credono nella reincarnazione».

Di solito si pensa agli ebrei come a un popolo omogeneo, ma non è così. «Gli ebrei non sono una razza, [anzi sono] piuttosto un incrocio di tutte le razze. Al tempo stesso, essere ebreo è più di una religione, perché c’è un’identità etnica distinta che ha anche dimensioni secolari […] Vi sono molti ebrei laici che non hanno legami religiosi con il giudaismo – alcuni sono persino atei – ma, nonostante questo, si riconoscono come ebrei e tali sono considerati dagli altri ebrei».

Ebrei in preghiera presso il Muro del pianto a Gerusalemme

Ebrei in preghiera presso il Muro del pianto a Gerusalemme

La maggior parte di noi sa che gli ebrei hanno una storia particolare, tuttavia solo chi è direttamente a contatto con loro può comprendere il loro sentirsi “comunità” e il dolore per quello che hanno subito. Oggi vediamo un aumento di diffidenza, e perché no anche paura, nei loro confronti, tanto che c’è chi ritiene non vera la storia dell’Olocausto. In questo scritto non intendo discutere di questioni antisemite e nemmeno fare discorsi pro o contro Israele. Voglio invece parlare di La vita dalle ceneri, un libro scritto da Yonassan Gershom nel 1992 e che riguarda l’ebraismo, l’Olocausto e presumibili vite precedenti.

In questa sua opera Yonassan Gershom parla della sua esperienza di guida spirituale grazie alla quale è venuto a contatto con numerose persone che si sono rivolte a lui per motivi non solo religiosi, ma anche esistenziali. Secondo quanto riferisce, alcune gli hanno confidato degli aspetti sconcertanti della loro vita che fino all’incontro con lui non erano riuscite a spiegarsi.

Il più antico rotolo del Pentateuco conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna

Il più antico rotolo del Pentateuco conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna

Il libro è nato da questi incontri non come frutto di uno studio scientifico, ma come esposizione di fatti, e cioè di una parte della sua vicenda personale e di quella delle persone che gli hanno rivelato sogni, visioni o ricordi di probabili vite vissute al tempo dell’Olocausto. Nel presentare queste esperienze, Yonassan Gershom approfitta per esporre alcune sue considerazioni sulla sopravvivenza, sull’aldilà e sulla reincarnazione basandosi sugli insegnamenti dell’ebraismo dall’antichità fino ai giorni nostri. Nel fare ciò dimostra anche un’apertura di non poco conto riguardo agli studi sulle cosiddette esperienze di premorte e sulle facoltà psichiche dell’uomo. Inoltre, nel discutere tali probabili ricordi e considerazioni di vite passate, inquadra le vicende del popolo ebraico durante l’Olocausto in una visione più generale che comprende tutta l’umanità.

Non tutti gli ebrei sono a conoscenza che il giudaismo prevede la reincarnazione, e così è stato per molti di coloro che si sono rivolti a Yonassan Gershom. Tra questi c’erano sia ebrei praticanti sia ebrei laici, ma un buon numero era anche di origine non ebrea, erano cioè "gentili". Riguardo a questi ultimi, il rabbino fa notare che «più e più volte, i gentili cresciuti senza avere alcun contatto con il giudaismo hanno esperito déjà-vu durante il primo contatto con le tradizioni e i rituali ebraici. Qualcuno potrebbe arguire che se queste persone non hanno conosciuto personalmente alcun ebreo durante l’infanzia, avevano però molta familiarità con la Bibbia e potevano semplicemente identificarsi con archetipi del Vecchio Testamento. Ma il giudaismo è cambiato e si è evoluto nel corso dei secoli […] [e] sarebbe praticamente impossibile per un gentile passare per un ebreo solo in base alle lezioni di catechismo».

Martha, una donna nata negli Stati Uniti nel 1939, è un tipico esempio di persona cresciuta senza alcuna conoscenza della cultura ebraica (il padre era addirittura antisemita). «La prima volta che partecipò alla liturgia del sabato, pianse in modo incontrollabile di gioia. Anche durante altre liturgie in sinagoga ebbe profonde esperienze emotive. I canti liturgici dello Yom Kippur, il giorno più sacro dell’anno ebraico, le fecero raggiungere uno "stato incredibile" di coscienza superiore», mentre un inspiegabile terrore la invase il giorno della sua conversione all’ebraismo. Quando invece «guardò un documentario sull’Olocausto ebbe un’altra reazione estrema, rotolando a terra in preda al panico». Probabile ricordo inconscio di come erano considerati gli ebrei a quel tempo o di torture subite dai Nazisti?
Un’altra donna, invece, riferì a Yonassan Gershom un suo incubo infantile:

olocausto-bambini-in-filaIndossavo il cappotto con la stella gialla, e mi dissero di toglierlo. Ubbidii, e anche sul vestito avevo la stella gialla. Mi misi in fila e loro presero a timbrarci il polso con delle cifre. Ricordo di aver chiesto a mia madre: «Perché mi stanno facendo questo? Sono sempre stata una brava bambina».
[In una fase successiva del sogno]… entrò un soldato e disse semplicemente che i bambini sarebbero stati portati via il giorno dopo, e così fu… Salimmo su un camion e ci portarono in un’altra parte del campo; ricordo che c’era filo spinato ovunque. Continuavo a non capire che cosa stesse succedendo. In questa occasione avevo quasi sette anni. Non dovevamo essere lì da molto tempo, ma sembrava comunque un’eternità… C’erano i forni. Ricordo che alcuni di questi forni si trovavano nelle baracche, ed erano fatti di mattoni. Vedevo che legavano alcune persone, le spogliavano e poi le gettavano dentro. Aprirono lo sportello del forno e cominciarono a gettarvi dentro i bambini, uno dopo l’altro. Io continuavo a guardarmi attorno per vedere se riuscivo a trovare mio fratello. Volevo aggrapparmi a lui. Non riuscii a trovarlo da nessuna parte. Ben presto venne il mio turno. Continuavo a ripetere: «Ascoltatemi, vi prometto che non sarò più ebrea». Non capivo che cosa ci fosse di sbagliato nell’essere ebrea ma, apparentemente, non andava bene. Non servì a nulla.

Gershom non dice se la donna avesse visto qualche documentario sull’Olocausto, ma è improbabile che lo avesse fatto vista la sua età e dato che all’epoca della sua infanzia non se ne parlava molto.
Alcuni di questi "gentili" fisicamente incarnavano l’ideale nazista – cioè capelli biondi e occhi azzurri -, come se, reincarnandosi avessero voluto mimetizzarsi e indossare i panni di persone che non avrebbero subito discriminazioni. Tuttavia, Yonassan Gershom non ritiene importante e significativa questa caratteristica. Infatti tra coloro che si sono rivolti a lui, vi era Regina

marciauna donna di colore, con capelli e occhi neri, che descrive la sua pelle di "color caffelatte". […] Non solo Regina aveva ricordi intuitivi sull’Olocausto, aveva anche fatto alcune sedute di regressione sotto ipnosi per esplorare quella vita. […]
Nata nel 1950, Regina non si sentiva legata alla sua famiglia d’origine e ricordava di aver pensato che doveva essere stata adottata, perché semplicemente non andava d’accordo con i genitori. Faceva spesso degli incubi in cui la sua casa veniva invasa dai soldati, che lei sapeva essere squadre di SS. Anche se era una bambina, sapeva chi erano, perché indossavano uniformi con svastiche attorno al braccio. Più recentemente, aveva anche iniziato a sognare di nascondersi nei boschi dietro a un muro di mattoni diroccato.
Una volta, mentre si trovava in un ristorante, Regina ebbe una visualizzazione: vide il quaderno dei temi di un bambino, scritto in tedesco; riuscì a leggere il nome, Friederich, che viveva ad Austerlitz, in Cecoslovacchia. In un secondo tempo, quando Regina fece delle ricerche su Austerlitz in biblioteca, trovò una carta che indicava una costruzione in mattoni fuori città.

Dopo questo episodio Regina decise di sottoporsi alla regressione alle vite passate e tramite questa ebbe la conferma di essere stata un bambino ebreo e venne a conoscenza di altri particolari, tra cui un fatto storico che solo una persona interessata alle vicende della seconda Guerra Mondiale poteva conoscere.

Nell’esporre questi racconti, il rabbino dichiara che non sempre ha ravvisato elementi che potessero ricondurre ad una vita passata durante l’Olocausto e afferma che questi casi fanno capire quanto questo “abbia influenzato profondamente la nostra coscienza”. Così come è consapevole che la sua non è una vera ricerca scientifica, ma un’esposizione di fatti contenenti particolari di esattezza storica perlopiù sconosciuti ai protagonisti.

Non è possibile riassumere in poche parole i concetti esposti da Yonassan Gershom nel discutere i vari casi, basti dire che la lettura di questo libro è davvero affascinante. Grazie alla sua esposizione chiara e semplice, ma profonda, abbiamo la possibilità di conoscere alcuni aspetti dell’ebraismo e di riflettere sulla possibilità che la reincarnazione sia più che una probabile ipotesi. Altro aspetto importante è che ci permette di considerare in una visione più generale la storia ebraica e a comprendere, forse, il comportamento odierno delle comunità ebraiche, comunque la si pensi. Mi auguro, poi, che questo scritto susciti curiosità non solo per il libro, ma anche per la cultura ebraica. Non si può giudicarla se non la si conosce almeno un po’.

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Il libro

Yonassan Gershom: La vita dalle ceneri, ed. Armenia, Milano 2000

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Per approfondire

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Canale YouTube di Yonassan Gershom

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

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