Un Paradiso in cui non vi è giustizia, né beatitudine eterna, ma piena attività



Mark Twain: Viaggio in Paradiso

Twain-Paradiso 001-200Viaggio in Paradiso, del 1909, è l’ultima opera pubblicata da Mark Twain, poco prima della sua morte avvenuta nel 1910. Si tratta di un racconto lungo che si ispira a ciò che un marinaio di nome Edgar Wakeman gli riferì di una particolare esperienza da lui vissuta. Lo scrittore, pur ritenendola un sogno, sottolinea nella presentazione dell’opera: «accettai i fatti come egli me li offriva, lo ascoltai attentamente, stenografai, col suo permesso, i particolari delle rivelazioni di ogni giorno, poi sviluppai i miei appunti». Poi, l’autore statunitense- noto anche come umorista e aforista – descrive un paradiso tutto diverso da quello che ci si immagina leggendo i testi sacri. Il Viaggio, descritto in modo lieve e piacevole, è comunque in grado di far riflettere su ciò che l’uomo pensa della vita dopo la morte e sulla sua visione dell’aldilà.

Il capitano Stormfield, protagonista del racconto, descrive ciò che gli accade dopo la morte, avvenuta durante un viaggio per mare, circondato dai suoi uomini. Dal suo letto sente che chi gli è accanto è preparato all’evento e nel momento in cui muore, afferma «sentii che stavo facendo un tuffo e che solcavo l’aria veloce come un uccello. Vidi di sfuggita, rapidamente, come in un barlume, il mare e la nave, poi piombai in una fitta oscurità che attraversai sibilando…
Poi scorsi una luce e mi tuffai a corpo morto nel pieno di un universo di fuoco accecante
[…] il sole». Quindi lo oltrepassa e ritorna nell’oscurità lievemente rischiarata da «un fievole, spettrale splendore [che il suo corpo spirituale emana] e mi pareva di essere una lucciola».

Disegno di Charles Locke - 1952

Disegno di Charles Locke – 1952

Durante questo viaggio, che avviene ad una velocità straordinaria, incontra persone conosciute e sconosciute in vita, che gli raccontano il motivo del loro arrivo in quel luogo e che proseguono il cammino con lui. Il percorso verso la destinazione è lungo e dura poco più di trent’anni dalla morte del capitano, in compagnia di numerosi individui, il cui numero, dal trentasei del primo anno aumenta in quelli successivi. Il cammino termina quando «scorsi all’orizzonte un immenso fascio di luci sfavillanti, che via via che mi avvicinavo, ingigantivano sempre di più, come vampe di fornaci […] Poi perdetti i sensi. Non so dirvi quanto tempo rimasi in quello stato, ma certamente a lungo, perché quando ritornai in me le tenebre erano scomparse e mi circondava un’aria balsamica, fragrante e rischiarata da una luce soave. Davanti a me si stendeva un mondo meraviglioso, un paese splendido e affascinante. Quelli che io avevo scambiato per fornaci erano cancelli alti alcuni chilometri e fittamente tempestati di gioielli che si aprivano in una muraglia di oro massiccio stendentesi all’infinito in tutti i sensi» nei pressi dei quali può vedere milioni e milioni di individui.

L’ingresso dei cancelli del Paradiso è presidiato da personaggi che si informano sulla provenienza dei nuovi arrivati. Quando è il turno di Stormfield si creano dei problemi perché il capitano non riesce a comprendere come mai chi lo riceve non conosca la sua città, né il suo stato né la sua nazione. Solo dopo alcuni giorni quest’ultimo individua il sistema solare da cui proviene Stormfield e gli fa capire che quello non è il cancello per chi viene dal suo mondo, ma lo fa entrare.

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Stormfield si accorge che alle persone che varcano l’ingresso non vengono dati gli oggetti che dovrebbero essere loro forniti per essere in paradiso, e cioè «l’arpa, la ghirlanda, l’aureola, il libro degli inni e il ramo di palma», quindi alla sua richiesta di raggiungere il suo paradiso gli viene detto che è «distante un milione di leghe. Fuori troverai un tappeto magico rosso; sali, chiudi gli occhi, trattieni il fiato e formula il tuo desiderio con grande forza». Così il capitano fa e finalmente si trova nel luogo giusto in cui gli vengono consegnati tutti gli oggetti che aveva menzionato.

Tuttavia si rende ben presto conto che la vita di beatitudine descritta nelle Sacre Scritture non fa per lui, né fa per chi arriva in quel luogo. Parlando con chi si trova lì da molto tempo viene a sapere che tutti assumono l’aspetto dell’età nella quale si sentono più a loro agio, anche se in un primo momento avevano desiderato un’età diversa – solitamente giovane. Inoltre tutti conducono una vita a loro consona, e, come sulla Terra, «per godere di una cosa bisogna prima guadagnarsela, rettamente e onestamente». In questo luogo la felicità vera non esiste, ma ci si trova in una condizione interiore che contrasta con gli stati d’animo spiacevoli. Se una "novità" finisce e i contrasti si attenuano, la felicità svanisce e si devono cercare altri motivi per averla; così in questa alternanza si può comunque dire che la felicità è eterna. Tutti hanno una occupazione: lavorano o studiano, accrescendo le loro conoscenze e maturando.

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Molte cose sono spiegate a Stormfield da Sam – uno dei suoi nuovi amici. Quest’ultimo gli dice anche che molto di ciò che ci si aspetta non si verifica e in particolare l’incontro con le persone che ci hanno precedute. Fa l’esempio di una donna che hanno incontrato nel loro cammino e che si aspettava di ritrovare la figlia che le era morta bambina. Ora questa ha l’aspetto di una giovane donna, perché ha voluto studiare e interessarsi a materie scientifiche, che l’hanno portata a crescere e a desiderare un aspetto più maturo. La donna quindi è triste perché l’incontro con la figlia non è avvenuto nel modo che si aspettava, ma con il tempo, poco alla volta, – afferma Sam – si ritroveranno e si comprenderanno.

Stormfield, poi, capisce a sue spese che le ali di cui si parla sulla Terra, sono perfettamente inutili tanto che tutti, dopo alcuni tentativi di volo, ci rinunciano. Viene a sapere che «non sono altro che una specie di uniforme, che gli angeli usano quando sono, per così dire, in servizio. […] Milioni di angeli devono scendere ogni giorno sulla terra, per poter apparire in sogno ai bambini in punto di morte e agli uomini buoni: è il loro compito. Naturalmente si presentano con le ali sia perché sono in servizio, sia perché, altrimenti, i morenti non li riconoscerebbero. Ma credete forse che compiano il viaggio con le ali? Via un po’ di buon senso! Sarebbe impossibile. A metà strada le ali sarebbero fuori combattimento». Per coprire le distanze come quelle da qui alla Terra usano il tappeto rosso e vi arrivano in un attimo.

Nel Paradiso non tutti sono uguali: ci sono differenze tra profeti, patriarchi, angeli e arcangeli, e c’è anche chi, tra gli individui che hanno vissuto una vita normale, può inserirsi in uno di questi gruppi. Il capitano, poi, scopre che nel cielo ci sono le nazioni e gli stati, ma le dimensioni sono naturalmente maggiori e coloro che li hanno abitati in vita vi risiedono. Tra l’altro, viene a sapere che i bianchi americani costituiscono un nucleo molto piccolo rispetto ai nativi che vi hanno dimorato fin dalla preistoria e che ognuno parla la propria lingua, infatti «dacché il mondo è mondo, è stato popolato da razze tanto diverse e ha udito linguaggi così disparati, ch’era fatale ne risultasse un terribile pasticcio anche in cielo!». La posizione nella società, i titoli regali e nobiliari non hanno alcuna importanza, tanto che figure come Napoleone sono considerate meno di altre che hanno fatto mestieri umili, o che, per circostanze avverse non hanno potuto esprimere al meglio le loro capacità.

Un esempio di come nel Paradiso non vige giustizia come noi la intendiamo è la grande festa data in onore dell’arrivo di un barista, convertitosi poco prima di morire, a cui partecipano anche personaggi di alto rango e una moltitudine di persone. Tale occasione sarà ricordata per l’eternità e sarà motivo di vanto per coloro che vi hanno partecipato.

Disegno di Charles Locke - 1952

Disegno di Charles Locke – 1952

A conferma di come è diverso il giudizio che si dà alle azioni sulla Terra, alla fine del lungo racconto viene riportato un documento in cui si magnifica ciò che ha fatto un uomo molto ricco ma avaro. Viene data grande considerazione al dono di 15 dollari ad una cugina in gravi difficoltà economiche che gliene aveva chiesti 50, perché l’atto è stato considerato un notevole sacrificio per lui. In questo documento poi si afferma che le richieste “segrete del cuore”, per lo più dettate da motivi egoistici e superficiali, sono privilegiate rispetto alle preghiere pubbliche e rivolte al bene comune.
L’elaborazione di questo scritto si è protratta per molti anni, fino alla versione finale ultimata poco prima della morte del suo autore. Sarebbe interessante leggere le diverse redazioni per comprendere l’evoluzione del pensiero di Twain. Lo scrittore era contro ogni forma di religione e un agnostico, ma in alcuni punti forse si potrebbe scorgere l’eco di certe rivelazioni spirituali che probabilmente conosceva, dato il suo interesse per la cosiddetta ricerca psichica.

Il Viaggio in Paradiso è un libriccino che si legge nell’arco di una giornata ed è sicuramente una piacevole compagnia che fa sorridere e nello stesso tempo riflettere su ciò che pensiamo di una possibile vita spirituale. Anche coloro che non credono in una sopravvivenza alla morte sono in grado di apprezzare questo scritto, perché Mark Twain, senza critiche pesanti, fa osservare come certe credenze religiose siano prive di buon senso e logica.

Il libro

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Mark Twain: Viaggio in Paradiso, traduzione di Maria Celletti Marzano, ed. Passigli, Firenze, 1990

L’autore

MarkTwain-03-100Noto autore dei libri per ragazzi Le avventure di Tom Sawyer, Il principe e il povero, Le avventure di Huckleberry Finn, tanto per citarne alcuni, è stato uno scrittore e un umorista prolifico nato nel 1835 e morto nel 1910. Orfano di padre a 11 anni, qualche anno dopo iniziò a lavorare per una stamperia, avvicinandosi così al giornalismo al quale per qualche tempo appartenne. In seguito ad un viaggio in battello, e alla conoscenza del pilota che lo conduceva, divenne pilota lui stesso, esercitando tale professione sul fiume Mississippi fino a che il traffico fluviale si ridusse. Partecipò per breve tempo alla Guerra d’Indipendenza per poi, dietro suggerimento di un amico, riprendere la carriera letteraria.
Si interessò di ricerca psichica ed ebbe alcune esperienze di telepatia e premonizione, in particolare sognò in anticipo la morte del fratello.

Per approfondire

Sito ufficiale di Mark Twain

Mark Twain House and Museum

Bibliografia italiana

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About The Author

Magicamente Colibrì

Ho fatto studi classici al liceo e scientifici all’università, perché amo entrambi i mondi. Questa mia formazione è dovuta al fatto che in me convivono bene gli aspetti che caratterizzano l’essere umano, cioè quelli legati al pensiero razionale e a quello non razionale, e che sottintendono, rispettivamente, alla scienza e alla spiritualità. Molti sono i miei interessi e i post del blog lo dimostrano.

2 Comments

  1. fabrizio

    Bellissimo articolo. Notare inoltre i nomi che MT ha dato ai suoi personaggi e il loro significato in italiano: il marinaio Wakeman e il capt. Stormfield!

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